domenica 27 aprile 2014

Il Drago Consiglia... "American Gods" di Neil Gaiman

La copertina del romanzo
Durante i millenni, innumerevoli popoli hanno posato piede sul continente americano, portandovi le loro culture e i loro dei. Ora però questi popoli sono scomparsi, e le divinità da loro importate si ritrovano a vagare, esuli, in un mondo dove nessuno li ricorda e nuovi dei, come la Televisione e la Tecnologia, vogliono annientarli. 
Di tutto questo, tuttavia, Ombra non sa niente. All'inizio del romanzo, Ombra sa solo che gli rimangono tre giorni prima di uscire finalmente dalla galera. Questa sua unica certezza cade quando viene a sapere che gli è stata concessa un'uscita anticipata per andare al funerale di sua moglie e del suo migliore amico, morti in un incidente d'auto quella mattina. 
Mentre si reca al funerale, viene avvicinato da un certo mr. Wednesday, il quale mostra di sapere abbastanza cose su di lui da superare il limite del sospetto, e che è intenzionato ad offrirgli un lavoro: Ombra dovrà viaggiare con lui, assisterlo, proteggerlo e, se necessario, morire per lui. Dopo il rito funebre, durante il quale scopre che i due defunti avevano una relazione adulterina alle sue spalle, Ombra decide di accettare l'offerta.
Si ritroverà trascinato in un mondo di magia e mistero, entrambi così impenetrabili che non potrà comprenderli, solo accettarli. Un mondo di creature ambigue e spesso inquietanti, esterne alle varie morali umane. Il tutto sotto la guida di mr. Wednesday, che gli farà muovere i primi i passi in un'America sempre uguale ma al contempo completamente diversa. 

Signori e signore, vi presento: la Droga. Questo romanzo ho cominciato a leggerlo lentamente, poi è diventato di vitale importanza finirlo. Lo stile narrativo di Gaiman riesce ad affascinare e a voler arrivare il prima possibile al finale. I personaggi da lui creati rimangono impressi nella mente del lettore pur restando in un alone di enigmaticità e di incertezza, come dei quadri impressionisti. Alcuni tratti della descrizione qui sopra potranno dare l'idea che il finale sia scontato. Niente di più sbagliato. Shadow arriverà all'imprevedibile conclusione della sua avventura in un crescendo di colpi di scena e "shock" (da parte dei lettori). 
Inoltre, Gaiman ha la capacità di farci vedere luoghi noti in una luce del tutto nuova (come per la metropolitana di Londra in "Neverwhere"... ogni volta che sento la voce che avverte "Mind the Gap" penso a quel libro ormai ;) ), affascinandoci facendo restare anche quelli impressi nel nostro animo.
Vi consiglio caldamente la lettura di questo libro, con l'augurio che sia poi una tappa di partenza verso il resto dei romanzi di Gaiman.

Avete già letto il libro? Che ne pensate? Fa schifo? Lo avete odiato? E' il romanzo della vostra vita?
Perché non cavarne fuori una bella discussione? Commentate qui sotto, scrivendo tutto ciò che vi passa per la testa.
Ci vediamo domenica prossima per un'altra recensione. 

A presto! 
---MICHELE GIULI---

venerdì 4 aprile 2014

Racconto: "Storia di questi tre anni"

E' ora di prendersi una pausa dall' Inglese che ha permeato questo blog nelle ultime settimane. E vi chiedo scusa se ho protratto l'esperimento così a lungo. Ma da oggi si ricomincia con racconti in Italiano! 
Questo è un racconto che ho pubblicato poco tempo fa su fingerbooks (link QUI, per la storia, che tra l'altro si può scaricare in formato epub per leggerla come un ebook e QUI per il sito). Volevo aspettare di finire di pubblicare quello in Inglese per postarlo anche qui ma continuare sarebbe stato un grande torto verso di voi, quindi eccolo qua! Vi piace? Non vi piace? Per questo e molto altro c'è il box dei commenti qui sotto. Ci vediamo questo sabato! :)




                                          ebbene sì, oggi abbiamo anche la copertina.... YAY!   


Quanto era passato? Due, forse tre anni. Ricordavo benissimo il momento in cui era successo. Stavo guidando, il piede pigiato sull’acceleratore, giusto per il gusto di guidare, per dimenticarmi che era da un mese che mi sentivo vuoto e senza uno scopo. Quel mese in cui avevo smesso di scrivere è stato forse il peggiore che riesca a ricordare. E anche dopo essermi accorto, in quel giorno di pioggia, mentre guidavo,  di essere innamorato sarebbe stato difficile recuperare.
Sì. Camminavo per il viale e mi ricordavo... ricordavo quanto ricominciare a scrivere e vivere fosse stato difficile all’inizio. Ricordavo come, un pomeriggio d’estate, dopo forse il decimo tentativo di ricominciare, avessi sospirato dopo aver scritto qualche pagina e mi fossi sentito... non so bene come descriverlo... frizzante. Come se un tremito stesse percorrendo il mio corpo, come se all’improvviso delle barriere fossero state abbattute e stessi ammirando un orizzonte sereno e azzurro, dove le uniche nuvole erano bianche e pure e fresche, e il futuro fosse, per la prima volta da mesi... aperto, ecco. Mi sentivo pieno di speranza. A poco a poco, questa sensazione cominciò a ritornare, capitolo dopo capitolo, incontro dopo incontro. La provavo quando scrivevo, come quando mi incontravo con lui. Il centro della mia vita cominciò a spostarsi, trovandosi ad essere da qualche parte a metà fra noi due. E mentre scoprivo questo nuovo lato di me, le barriere caddero su ogni fronte, e tutto ricominciò a funzionare. Scrivere ormai mi veniva di nuovo naturale, avevo di nuovo dei progetti, dei sogni, delle attività. E, nel frattempo, ogni secondo con lui era diventato prezioso. Dovevo stargli vicino, dovevo vederlo, parlargli. Volevo stare con lui, vivere, viaggiare con lui, fare l’amore con lui, sentire i nostri corpi nudi l’uno contro l’altro, la sua risata nelle mie orecchie e il riflesso dei miei occhi nei suoi mentre accarezzavo il suo corpo. Volevo sentire il ticchettio dei tasti sotto le mie dita, vedere le parole comparire all’improvviso sopra il bianco del foglio digitale, scorrendo, scorrendo, rapide e belle. Avevo di nuovo in testa una di quelle storie che, a non raccontarle, sarei stato male. Apprezzavo di più ogni cosa, la mattina mi svegliavo col sorriso al pensiero di quello che avrei fatto quel giorno, mi amavo di più e perseguivo i miei obbiettivi, sentendomi appagato come non mi ero sentito per molto tempo.
Poi, una sera d’estate, ai limitari di un parco, presi la mia decisione. Mi ero messo d’accordo con i miei amici per trovare un momento in cui avremmo potuto essere soli. Quando fu il momento, cominciai a parlare. Il mio piano era inizialmente di chiedergli un consiglio, raccontando di essere innamorato di una persona che sapevo non contraccambiare i miei sentimenti, ma verso la quale sentivo comunque il bisogno di essere onesto. La tensione mi uccideva, il mio corpo era tutto in brio e ogni cosa al di fuori di noi due uscì dalla mia mente. Avrebbe potuto esserci un’esplosione, e non l’avrei sentita. Per il primo minuto credo di aver parlato unicamente per monosillabi. Cercai di andare oltre, acquisendo pian piano coraggio mentre la mia storia proseguiva. Quando dissi: « Sei tu.», le parole mi uscirono di getto, naturali, senza più paura. Lui l’aveva capito da tempo. E purtroppo avevo ragione sul fatto che non mi ricambiava. Ma non ne soffrii tanto. Lo avevo già fatto. Avevo avuto tempo per farci l’abitudine e accettarlo. Tornammo dagli altri, e mi sentii felice per il fatto di aver liberato le emozioni che provavo, come se avessi appena messo tutto su carta.
Restammo comunque grandi amici. Decisi di non tentare di uccidere i miei sentimenti ma di aspettare, sperando che passassero, sperando di riuscire ad innamorarmi di nuovo. Dopo quasi un anno, potevo dire di essere a buon punto. Ormai eravamo davvero solo amici, anche se, raramente, mi capitava di guardarlo andarsene verso casa e desiderare che si fermasse e restasse un altro po’.
Continuavo a scrivere. Ero così pieno di idee che stavo curando due romanzi, uno umoristico e l’altro fantascientifico. La fine delle mie speranze amorose non aveva significato la fine dei miei sogni. Ora sapevo quali erano, sapevo che avrei avuto mille sogni nella vita per quanto riguardava la carriera, la città dove vivere, le attività da intraprendere, ma che qualunque cosa avessi deciso per il futuro avrei avuto bisogno di scrivere. Li avevo recuperati, ora non mi scappavano. Capii che ci sarebbero stati di nuovo dei momenti di scoraggiamento o mancanza d’ispirazione. Quelli ci sono nella vita di tutti. Capii anche che era una mia tendenza lasciarmi andare alla minima delusione, e che dovevo imparare a tenere duro durante quei momenti per essere davvero felice.
La mia vita procedette felice per un altro anno e mezzo. Ma presto cominciai a sentire che mancava qualcosa. Quando cucinavo, mi sentivo solo. Quando andavo a letto, mi mettevo di lato nella speranza di sentire qualcuno sdraiato accanto a me. E il non trovarlo mi rese in qualche modo più duro e cinico. Avevo pensato, per un certo tempo, che per essere felici bisognasse solo fare cose che ti fanno sentire realizzato. Non metterei mai in dubbio l’importanza di ciò, ma cosa fai quando smetti di scrivere e guardi la tua casa vuota? Avevo bisogno di scrivere per essere felice, ma avevo anche bisogno della ricchezza che solo le persone sanno darti, avevo bisogno di delle risate in compagnia dei miei amici, di un bar dove chiacchierare, e di un amore. Più di tutto, avevo bisogno di un ragazzo. Qualcuno a cui regalare tutto l’immenso amore che non avevo mai immaginato di avere dentro. Era tanto, era troppo. Se quell’amore che poteva essere dato solo a colui di cui fossi stato innamorato fosse rimasto confinato dentro di me, sarei stato felice solo mentre realizzavo i miei sogni. Mi resi conto che avevo solo immaginato di voler restare single. Mi sorpresi a capire che volevo una famiglia, volevo una bella casa e qualcuno da abbracciare prima di addormentarmi.
Tuttavia non lo trovavo. Incontravo diverse persone che mi piacevano, ma sentivo che con nessuna avrei stretto una relazione. Ebbi la mia prima esperienza sessuale in una macchina in campagna. Quella mattina mi ritrovai a guardare il sorgere del sole dal muretto davanti casa, la camicia sgualcita e i capelli totalmente in disordine. Mi sentivo eccitato, quasi scioccato, sereno e più sicuro di me... ma sentivo anche che se lo avessi fatto con qualcuno di cui fossi stato innamorato, allora sì che sarebbe stata la notte più bella della mia vita.
Il progetto di una brass orchestra a cui partecipavo non andò in porto, e affrontai mesi di sconforto. Continuavo a scrivere, ma il romanzo cominciava a presentare lacune che dovevo correggere e il fatto che ci stessi mettendo così tanto tempo mi toglieva fiducia nelle mie capacità. Continuai impavido, quella storia andava letta. Lo sentivo così forte dentro di me, dovevo raccontare quella storia!
Un giorno mia cugina mi venne a trovare fuori dalla scuola in cui insegnavo. Disse che passava di lì per caso, ma con lei c’era Diego. Diabolica.
Per un po’ di tempo ci incontrammo occasionalmente, tuttavia chattavamo spesso, e ad un certo punto cominciai a fantasticare. Piccole scene: noi che ci vestivamo per il Lucca Comics, noi che tornavamo a casa insieme... dentro di me sentii che avrebbe potuto essere quello giusto. Ma più ci conoscevamo, più le nostre differenze mi suggerivano il contrario. Non sapevo se lo consideravo un amico, o di più. Ero confuso. Non mi pareva di sentirmi come mi ero sentito in passato con il mio amico, così mi rassegnai, ma poi mi accorsi che nonostante tutto ogni volta che squillava il telefono correvo a rispondere sperando che fosse lui, che lo cercavo sempre in chat, che mi piaceva uscire con lui, e che stava pian piano liberando i lati più dolci di me.
Ero sempre più confuso.
Camminavo per il viale, e mi ricordavo tutto questo. Ero vicino all’entrata del parco. Dovevo prendere una decisione, lo sapevo. Diego mi aveva fatto capire che provava qualcosa per me, e dovevo decidermi. Ma era così difficile. Come facevo a sapere cosa provavo?
Il mio romanzo, nel frattempo, era arrivato a tre quarti della storia. Con la scusa di una visita, un gruppo di amanti della piadina si era introdotto in Parlamento e aveva preso il potere bandendo per sempre la pizza Margherita. La ribellione era alle porte e la giustizia si sarebbe presto abbattuta su di loro. Ma in quel momento stavo pensando a tutto meno che a quello.
Entrai nel parco. Presi il cellulare e mandai un messaggio all’amico di cui mi ero innamorato anni prima.
Domani possiamo vederci da qualche parte? Devo chiederti un consiglio.” Stavolta per davvero, pensai ridendo fra me e me. Fu allora che capii. Avevo idealizzato quelle emozioni di tanti anni prima. Avevo temuto di non potermi più innamorare come allora (giuro, l’avevo temuto davvero). Mi ero auto privato di ogni possibilità. Non sapevo ancora che se solo mi fossi buttato, avrei vissuto una storia anche migliore. I libri si scrivono al passato o al presente, nessuno può leggere il futuro. E avevo paura a buttarmi. Avevo paura delle nostre differenze, avevo paura che non sarebbe stata una storia intensa come quella di cui avevo bisogno, avevo paura dopo la felicità che ero riuscito a ritrovare di rovinare tutto con una storia d'amore che fosse andata male.
Guardai il cellulare e lo misi in tasca. Non avevo più bisogno di quel consiglio. Dovevo farmi coraggio, ma sapevo già cosa fare. Diego stava per arrivare. Accesi il lettore mp3 e ascoltai la mia canzone preferita seduto su una panchina in mezzo al parco. Parlava di una donna che si stanca di fare solo cose che è obbligata a fare, e decide di ritagliarsi un po’ di tempo per sé anche se gli altri la trovano strana. Mi aveva sempre ispirato coraggio, quella canzone.
Diego entrò nel parco e camminò verso di me. Ora dorme accanto a me. Quello che ci siamo detti quel giorno, quello che viviamo adesso, è un segreto fra me e lui. Il romanzo umoristico l’ho concluso, adesso sto lavorando al secondo, mettendo ogni briciola di me in esso, in quelle lettere elegantemente nere che continuano come in passato a comparire scorrendo piene di vita sul bianco della pagina.
L’amore mi ha fatto tornare la voglia di vivere in passato, ora l'amore mi da un motivo di sorridere mentre lui si addormenta accanto a me, mentre io mi sdraio con il laptop sopra le gambe piegate verso l'alto per scrivere ancora un po'.Mi volto a guardare Diego, che già è nel mondo dei sogni. Una sensazione mi cresce dentro, come se stessi guardando la cosa più bella e preziosa di questo mondo. Gli do un bacio sulla fronte. Apro un file word, e badando a non svegliarlo comincio a battere il più piano possibile sui tasti. 
   

         
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