domenica 25 maggio 2014

Il Drago consiglia... "Viaggio in Occidente" di Wu Cheng'en

Photograph of painting depicting a scene from the Chinese classic Journey to the West. The painting shows the four heros of the story, left to right: Sun Wukong, Xuanzang, Zhu Wuneng, and Sha Wujing. The painting is a decoration on the Long Corridor in the Summer Palace in BeijingChina. The photograph was taken by Rolf Müller on April 172005.

Da una roccia non molto lontano dal Monte dei Fiori e Frutti nacque un giorno Scimmiotto. Essere primitivo e puro, curioso, sagace e sempre pronto a mettersi alla prova, diventò in breve tempo re delle scimmie, ma niente poteva liberarlo dall'angoscia che provava quando pensava che un giorno anche per lui sarebbe giunta la morte. Decise allora di intraprendere un cammino di purificazione spirituale e, trovato un maestro taoista, ne divenne apprendista. Dopo anni e anni di pratica, riuscì a padroneggiare le arti magiche, che univa alla sua forza sovrumana. Armato di un randello che si allungava a piacimento del possessore, quando giunse il momento di essere trascinato davanti a Yama, il re degli inferi, causò un tale putiferio nell'oltretomba che dovettero lasciarlo andare, e nel frattempo riuscì a cancellare dal registro degli inferi la sua data di morte e quella delle scimmie di cui era sovrano, e fu così che le scimmie divennero gli animali più longevi.
La sua forza non passò inosservata al cielo, così come non lo furono le lettere di diffida inviate dai draghi (che lui aveva trattato irrispettosamente nell'occasione in cui aveva guadagnato il suo randello) e da Yama. Il divino Laozi decise quindi di invitarlo fra i suoi santi per rabbonirlo, dandogli l'incarico di equipuzio reale. Dapprima Scimmiotto accettò, ma quando si accorse che la sua carica era molto meno rispettabile di quando pensasse, e che attirava le risate degli altri santi, si arrabbiò e pretese che fosse creata una carica nuova apposta per lui, ovvero quella di Grande Santo Uguale Al Cielo. A malincuore, lo spocchioso Laozi dovette accettare. 
Scimmiotto passò i successivi secoli fra il suo regno e il cielo, facendo amicizia con dei e demoni e combinando bighellonate di ogni sorta, finché un giorno non esagerò, mangiando delle pesche dell'immortalità destinate alla festa annuale indetta da Laozi, il quale, furente, ordinò di arrestarlo. Scimmiotto ovviamente oppose resistenza, e la sua forza era troppo grande per catturarlo. Dopo che i più grandi santi del cielo furono sgominati, Laozi dovette chiedere aiuto a Buddha, che arrivò dalla sua dimora e catturò Scimmiotto con un trucco magico. Laozi ordinò di giustiziare la "scimmia perversa", ma il tempo passato da Scimmiotto a purificare il proprio corpo e il proprio spirito dette i suoi frutti. Il suo corpo resistette ad ogni tortura, finché non Buddha non decise di occuparsene lui: intrappolò Scimmiotto sotto una montagna, dove sarebbe dovuto rimanere per cinquecento anni...

Questo è, bene o male, il succo del "prologo" lungo sette capitoli di "Viaggio in Occidente, pubblicato in forma anonima alla fine del XVI sec. d.C, e attribuito a Wu Cheng'en.
La vera trama è questa: esortato dalla pusa Guanying, l'Imperatore Taizong della dinastia Tang (che effettivamente si convertì al buddismo nei suoi ultimi anni) incarica il monaco Xuanzang, ribattezzato Tripitaka, di andare verso l'Occidente per ricercare dei sutra perduti alla corte del Buddha. Durante questo viaggio, irto di peripezie, questo monaco bonaccione ma fondamentalmente incapace avrà bisogno di compagni. Per questo, Guanying gli assegna come discepoli Scimmiotto, che per andarsene dalla sua prigione ha accettato di farsi monaco buddista, senza però perdere il suo eterno sorriso e la sua arguzia, e altri tre esseri divini corrotti, in cerca di redenzione: Porcellino, Sabbioso, e l'anonimo figlio del Re Drago del Mare del Sud.
Questi "eroi" viaggeranno insieme per anni, affrontando demoni su demoni, pur di portare a compimento la loro missione.

Personalmente, per quanto le avventure da loro incontrate tendano ad essere un po' ripetitive, dopo un po' (il che si potrebbe aggiungere alla serie di "tratti" di questo romanzo a cui Toriyama si è ispirato per "Dragon Ball", volendoci scherzare su), l'ho trovato un romanzo molto avvincente, con personaggi a cui bene o male si finisce per affezionarsi. Ancora più interessante è la vena satirica del romanzo, lo stile dell'autore e la sua ironia nascosta fra le righe, ma queste sono scoperte che lascio a voi.
Se avete tanto tempo libero, ve lo consiglio!

domenica 18 maggio 2014

ll Drago consiglia... "Maus", di Art Spiegelman

Art Spiegelman racconta in questa fantastica graphic novel l’esperienza di suo padre, Vladek, durante gli anni del Reich, in una storia che comincia a Sosnowiecz, Polonia, e si conclude nei pressi di Auschwitz. L’inizio delle persecuzioni, la sofferenza, gli orrori... e racconta anche la storia del Vladek sopravvissuto, e del rapporto con una versione più giovane di suo figlio, fatto di visite frequenti per farsi raccontare dei campi di sterminio e di altrettanto frequenti incomprensioni, liti, tentativi di far riappacificare il padre con la sua seconda moglie, Mala – o perlomeno di evitare di far peggiorare la situazione. 
I tratti semplici e incisivi della matita di Spiegelman fanno rivivere sia il giovane Vladek che il vecchio nei capitoli di quest’opera, senza veli, senza nascondere niente, senza nobilitare il personaggio principale, ma raccontando le cose così come sono andate, mettendo nel racconto tutte le sue insicurezze, i suoi sentimenti riguardo al padre e alla madre morta suicida, dando al tutto una dimensione non idealizzata, ma umana e autentica, che pervade ogni pagina, facendo sì che le storie raccontate rimangano impresse nei ricordi di ogni lettore, facendolo rabbrividire, riflettere ma anche addolcire e sorridere.

Alcuni critici hanno detto che la decisione dell'autore di disegnare i vari personaggi sotto forma di animali antropomorfizzati sia "deumanizzante" (alcuni sono stati particolarmente offesi dalla scelta di usare il maiale come animale per rappresentare il popolo Polacco), a favore di stereotipi razzisti, una scelta bigotta... che dire, a me è sembrato l'esatto contrario. Mi è sembrato che in realtà servisse proprio a far trasparire un senso di umanità. Ignoro come, ma è la sensazione che è giunta a me. Mi hanno terrorizzato molto di più le immagini di topi che camminavano verso la ciminiera di Auschwitz in questa graphic novel che tanti film in cui si sentiva chiaramente l'intento di arrivare semplicemente al risultato di strappare qualche lacrimuccia all'intellettuale di turno senza lasciargli niente, solo per sfondare al botteghino. L'autore usa le immagini per raccontare la storia, ma grazie a questa scelta, forse, ha potuto fare in modo che i lettori si concentrassero di più sul senso intrinseco di questa storia che sulla sua estetica. E visto che si dice che "La vita è bella" sia stato ispirato a Benigni proprio dalla lettura di "Maus", forse dei buoni risultati ci sono stati. 

Ad ogni modo, qualunque cosa pensiate dello stile di Spiegelman (perché non trarne una bella discussione? ;) ), quest'opera la consiglio a viva voce.  

domenica 11 maggio 2014

Il Drago Consiglia... "Il Paradiso degli Orchi", di Daniel Pennac

Parigi, anni ‘80. Benjamin Malaussene lavora ai Grandi Magazzini, e ha una mansione alquanto singolare: è un capro espiatorio. Ufficialmente è il responsabile del controllo sulla sicurezza, ma il suo vero lavoro è farsi umiliare agli Uffici Reclami ogni volta che un cliente denuncia un oggetto malfunzionante, in modo da farlo impietosire e ritirare il reclamo.
Una volta tornato a casa, ad attenderlo trova i suoi fratelli più piccoli, ai quali fa praticamente da padre, un gruppo di ragazzi strampalati, problematici e adorabili, e il loro cane Julius.
Tutto sembra procedere normalmente, finché nei Grandi Magazzini non cominciano ad esplodere delle bombe. Dapprima la faccenda non tocca Ben, che continua a vivere la sua vita guardando il mondo con occhio ironico, sagace, e a tratti malinconico, ma alla fine la funzione che ha espletato per anni gli si ritorce contro. Gli impiegati del Grande Magazzino hanno dato la colpa a lui per anni e ora, quasi automaticamente, cominciano a guardare a lui nel tentativo di trovare un colpevole a quei crimini inspiegabili. Sta a Ben, accompagnato da una giornalista che ha cominciato a frequentare, che lui chiama “Zia Julia” e da Theo, un suo collega e caro amico, transessuale che raccoglie i vecchietti dalla strada per dar loro un lavoro nel proprio reparto, trovare il colpevole per provare la sua innocenza.

Trama avvincente, stile ironico e pieno di black humour, personaggi maschere in un teatro dell’assurdo (ma sarebbe meglio dire “dell’assurdamente reale”), a tratti grottesco, ambientato nel multietnico e vivace quartiere di Belleville.
Cosa state aspettando?

domenica 4 maggio 2014

Il Drago Consiglia... "Il Seggio Vacante", di J.K. Rowling

Tutto sembra andare liscio come l’olio nel paesino di Pagford, finché il consigliere parrocchiale Barry Fairbrother non muore improvvisamente, lasciando un seggio vacante nel consiglio che proprio ora deve dibattere di questioni importanti come la possibilità di chiudere un centro di intossicazione dalla cui presenza dipende il destino di una famiglia, i Weedon, invisi alla maggior parte della popolazione. La morte di Barry, personaggio che riusciva a unire e a far convivere in un modo o nell’altro tutti gli abitanti di Pagford, scatena un putiferio: per dovere familiare o per sentimento, i vari abitanti del paese cominciano si candidano per occupare il posto rimasto vuoto nel consiglio. Rancori nascosti, ricordi, problemi celati: tutto questo viene alla luce facendo crollare il castello di carte creato dagli abitanti di Pagford per mascherare il loro odio preciso. In questo scenario, emergono le storie dei singoli personaggi, tutti così unici e perfettamente descritti, che a farne un breve elenco ci vorrebbero pagine.
Solo una catastrofe potrà porre fine a questa guerra che, pur avvenendo all’interno di un paesino talmente piccolo da essere governato dal consiglio parrocchiale, viene considerata di grande importanza da ognuno e fatta sembrare un evento molto più mastodontico di quello che è. Forse è proprio per questo che le conseguenze che si vedranno nel finale saranno realmente importanti per i personaggi.

Questo romanzo non è solo una droga, come i libri di Neil Gaiman. E’ una relazione amorosa, passionale come poche cose. Dapprima ti fa avvicinare ai suoi personaggi e alle loro piccole storie, personaggi normali, storie comuni... poi te ne fa innamorare, e ti ritrovi a tifare per alcuni di loro, a gridare dentro di te: “No! Stai facendo una cazzata”, a ghignare ferocemente alle quattro del mattino quando Parminder perde la pazienza davanti ad Howard Mollison e gli rende pan per focaccia, a seguire con la massima attenzione Andrew Price che fa in bicicletta una strada in discesa solo perché lì c'è la casa della ragazza di città di cui è innamorato, sperando che ella lo noti. Questo romanzo ti fa rimanere scioccato quando succedono gli eventi più brutti della narrazione, ti lascia senza parole, ti fa piangere all’epilogo mentre ti trovi in un ostello a Manchester e un ospite indiano ti guarda insospettito.
Scordatevi Harry Potter. Lo stile usato dalla Rowling in questo romanzo è molto più maturo (e lo dico a malincuore, perché adoro Harry Potter). “Il Seggio Vacante” ti sbatte in faccia senza tanti complimenti le brutture che trova nella storia, ti sciocca, a volte è come uno schiaffo. Ma allo stesso tempo, ti intenerisce quando vede qualcosa di bello o commovente, ti tocca quando c’è una scena toccante, ti fa arrabbiare quando bisogna arrabbiarsi e sospirare di sollievo quando qualcosa va per il verso giusto. Ancora più importante, ti fa molto riflettere. Ti fa riflettere tanto, ma tanto, ma tanto.
Alcuni lo hanno criticato, ma la seconda opera di un autore (se vogliamo considerare i libri di Harry Potter come un’unica opera) è sempre quella più sfortunata, perché che sia diversa dalla prima o identica, alla critica non importerà: ci sarà sempre qualcuno che ti accuserà di aver tradito i tuoi lettori per aver fatto l’una o l’altra cosa (grazie, Giuseppe Culicchia, per questa perla di saggezza). Dal mio punto di vista, “Il seggio vacante” è un’opera straordinaria, che merita di essere letta.
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