giovedì 7 novembre 2013

Racconto: "Un frullato per farti bella" - parte 4


I sobbalzi dell’auto svegliarono Eddie che si riscosse e aprì a metà gli occhi per guardare fuori dal finestrino. Provò a mettere a fuoco la vista, e dopo un po’ riuscì a vedere a diversi chilometri da loro gli edifici di una città che non conosceva.
Si trovava sul sedile posteriore dell’automobile di Bob. Stan, il matto a parimerito, sedeva sul lato del passeggero e guardava tranquillamente davanti a sé.
« Dove siamo?» domandò Eddie, stiracchiandosi.
Stan si girò verso di lui.
« Oh, ti sei svegliato! Fatto buon sonno?» disse.
« Più o meno.» mugugnò il ragazzo, ancora assonnato.
« Beh, hai ancora un po’ di tempo per dormire, ma ormai il grosso del viaggio è ormai finito: quella alla nostra destra, mio giovane nuovo amico, è San Francisco.»
Eddie sbadigliò rumorosamente e appoggiò la testa contro il finestrino, socchiudendo gli occhi.
« Che ore sono?» domandò.
« Le otto e trentasette di mattina, fuso orario locale.» rispose allegramente Stan.
« E noi siamo a corto di benzina.» disse Bob. « C’è un autogrill qui vicino, ci fermeremo lì.»
Eddie richiuse gli occhi. Quando due settimane prima Bob era venuto a trovarlo davanti a casa sua, il giovane aveva fatto entrare lui e Stan nel suo appartamento e aveva offerto loro un tè, una delle poche bevande ancora legali oltre al caffè e all’acqua...

« Allora, cosa ti porta qui?» aveva domandato Stan.
« Affari.» aveva risposto lo spacciatore. « Mi serve una mano per un lavoro, ma sono rimasto a corto di gente e ho assoluto bisogno di dei collaboratori.»
« E in cosa consiste questo lavoro?» lo aveva interrogato Stan, sporgendosi in avanti sulla sedia su cui era seduto.
« Crostate.» aveva detto Bob, e aveva spiegato loro che un suo amico era stato contattato da un grande contrabbandiere giapponese che voleva trasportare un carico oltreoceano. Il Giappone aveva cominciato da pochi anni ad applicare la politica di proibizionismo in vigore in America, e si stava creando una grossa fetta di mercato nero intorno ai cibi tradizionali. Per quell’affare in particolare, si parlava di chili su chili di crostate, di ogni varietà.
« Chi è questo tuo contatto?» si era informato Stan.
« Chris Carlson.»
« Oh, il vecchio Chris! E cosa fa adesso?»
« Ha completato gli studi che aveva lasciato indietro e ora è un avvocato. Usa quell’attività come copertura, anche se credo che per riciclare il denaro usi altri mezzi.»
« E noi a cosa ti serviamo?» aveva domandato Eddie.
« Questo contrabbandiere arriverà in America  fra due settimane, su una nave che attraccherà al molo alle nove di sera. Il molo non è molto ben sorvegliato, e ci sono diverse falle che ci permetterebbero di trasportare il carico fino alla nave senza troppi problemi. Con noi ci sarebbero anche gli uomini di questo mio contatto, e...»
« Quanto rischiamo?» lo aveva interrotto Eddie.
« Dieci anni di galera, come minimo, considerando il carico che dobbiamo contrabbandare.» aveva risposto Bob, e aveva aggiunto: « Però qualche patteggiamento e la buona condotta li dimezzi in men che non si dica.»
Eddie aveva sospirato ed era rimasto in silenzio.
«Lo so che è chiedere tanto, ma non lo farei se non avessi nessun altro a cui rivolgermi. Se non te la senti, lo capirò.» aveva detto Bob.
« Beh, puoi contare già da adesso su di me, intanto.» si era offerto Stan.
Poco dopo, lo spacciatore e il matto a parimerito se ne erano andati, lasciando Eddie da solo a riflettere. Quella notte, il giovane non aveva dormito, e quando si era recato al Servizio Civile, stanco morto, aveva continuato a pensare a quell’offerta finché, tornato a casa, non si era buttato sul divano a dormire con i vestiti ancora sporchi.
Rischiava veramente tanto, questo era poco ma sicuro. Se anche fosse riuscito a ridurre la pena in caso di arresto, avrebbe avuto la fedina penale molto ma molto sporca. La sua vita sarebbe stata rovinata, ma d’altronde non se la stava passando bene neanche in quel momento.
Però, che cazzo!, aveva sempre pensato che Bob fosse uno spacciatore serio. Si è mai sentito di un professionista che va da un cliente e lo chiede di aiutarlo per un lavoro come quello? Come faceva Bob a sapere che Eddie non avrebbe detto tutto alla polizia. Cazzo! E se per caso si fosse preparato all’evenienza? Cosa avrebbe fatto qualora Eddie gli avesse detto di no?
Ma non era quello il momento di pensarci: doveva capire cosa voleva veramente. C’era una parte di lui che anelava ad andare con Bob.
Così, dopo essersi risvegliato, ancora una volta si era messo ad ascoltare, solo che questa volta l’oggetto del suo ascolto era il suo stesso corpo. All’idea di rifiutare l’offerta, sentiva in sé stesso una serie di reazioni negative, al punto che anche il suo sangue sembrava voler indietreggiare davanti a quella possibilità. Se invece Eddie pensava di accettare, tutto tornava alla normalità. Pensò a tutte le conseguenze che avrebbe dovuto subire se fosse stato arrestato. Ma d’altronde quante  prospettive aveva, se anche Bob non avesse fatto niente una volta ricevuto un suo rifiuto? Esaminò velocemente il suo passato e la sua situazione attuale, e i motivi per cui versava in essa.
 “Non molte”, si era detto.
Aveva contattato Bob, e si erano dati appuntamento. 

Alle nove e dieci uno spacciatore,un ex-spacciatore e il loro nuovo apprendista entrarono in un autogrill, ordinarono la colazione e si sedettero ad un tavolo. I tre compagni d’avventura fecero colazione intavolando conversazioni stupide inventate sul momento, citando spesso la città di Oklahoma. Se mai qualcosa fosse andato storto e avessero dovuto fuggire dalla legge, almeno avrebbero avuto la possibilità di depistare i loro inseguitori.
Dopo che ebbero mangiato, Stan si diresse verso il bagno mentre Eddie e Bob andarono a fare benzina. Quando ebbero fatto il pieno, si appoggiarono contro una delle pareti esterne dell’autogrill ad aspettare il loro compagno, e Bob si accese una sigaretta. Eddie fissò la fiamma accenderne la punta e pensò che forse Stan aveva ragione: in un mondo in cui i cibi del passato sono banditi in nome dell’estetica e di una millantata salute migliore, ma le sigarette restano in circolazione perché il governo ci guadagna, nessuno può essere tanto arrogante da definirsi più matto degli altri. Pensandoci, gli venne voglia di fumare.
Bob guardava fisso davanti a sé, in silenzio. Sembrava leggermente nervoso. Eddie si preoccupò, ma non disse niente.
« Bob, posso farti una domanda?» chiese invece, mentre si accendeva una sigaretta a sua volta.
« Anche due.» rispose Bob, continuando a guardare fisso davanti a lui con una certa malinconia negli occhi.
« Perché spacci cibo?»
Bob esalò una boccata di fumo e guardò il cielo, pensoso, la mano con la sigaretta ferma a mezz’aria.
« Iniziai per protesta, quando i primi cibi cominciarono ad essere banditi.» raccontò.  « Usarono la scusa di uno stile di vita più salutare. A parte il fatto che puoi avere le idee più giuste di questo mondo, ma se sei saggio non le imponi agli altri con la legge... a parte questo, avevo saputo da poco tempo che diversi ministri e l’allora presidente della Lifegrass, si incontravano spesso. Ben presto i miei sospetti si rivelarono esatti: in pochi anni, tutti i prodotti che si potevano mangiare erano della Lifegrass, e io avevo un lavoro, se così lo si può chiamare, che oltre a piacermi era diventato anche parecchio remunerativo. Lo spaccio allora era magnifico! La mafia non aveva ancora messo le zampacce su quel tipo di mercato, eravamo tutti dei liberi imprenditori, se vuoi. Adesso le cose sono cambiate parecchio: i cartelli stanno conquistando sempre più terreno, è diventata tutta una questione di conoscenze, patti, alleanze, mischiata ad un etica che non condivido appieno. Non c’è più posto per quelli come me. Credo che farò ancora due o tre lavori come questo, poi mi ritirerò a commiserarmi per la mia illusione.»
Quell’ultima frase la pronunciò con il tono più triste che Eddie avesse mai sentito.
« D... Dai, non essere così tragico...» provò a dire il giovane, imbarazzato.
« Sono realista. Comunque, sono contento che fra i miei ultimi lavori ci sia questo affare delle crostate. Scusa ancora se ti ho coinvolto, ma avevamo un bisogno disperato di qualsiasi persona potesse aiutarci, e grazie a te ho ritrovato anche Stan.»
« Perché questa missione è diventata così importante per te?»
Bob ghignò.
« Lo considero un attacco personale alla presidentessa della Lifegrass.»
Eddie stava per chiedere perché, ma in quel momento arrivò Stan, che domandò a gran voce: « Tutti pronti?»
Bob fece un verso di assenso e si diresse verso la macchina, mettendosi al posto del guidatore. Eddie ingoiò la sua domanda ed entrò anche lui.

Dopo quella sosta, continuarono a guidare finché non giunsero a destinazione. Passarono con la macchina vicino allo studio legale del contatto di Bob, ma non entrarono. Non si poteva mai sapere...
Andarono invece verso una zona dove avrebbero dovuto incontrare i suoi scagnozzi. Eddie era sempre più sotto pressione.
Quando giunsero nei pressi di un parco giochi, parcheggiarono e Bob digitò un numero sul cellulare. Attese qualche secondo mentre il telefono squillava, poi attaccò e guidò gli altri due lungo la strada. Svoltarono a destra dopo qualche metro per ritrovarsi in una via principale, e in quel momento una macchina nera rallentò per raggiungerli e si fermò di fianco a loro.
Senza dire una parola, i tre entrarono sul sedile posteriore, e il tizio al volante ripartì.
Era un uomo di mezza età dall’aria molto trasandata, con qualche ciuffo di capelli biondi sulla testa e una barba vecchia di parecchie settimane, un viso abbronzato pieno di rughe e un’espressione rude, il che stonava molto con il completo nero che indossava. Al suo fianco sedeva un uomo un po’ più giovane, dall’aria meditabonda, che emanava un forte odore di dopobarba.
Il viaggio proseguì in perfetto silenzio. Eddie si guardava continuamente intorno, guardingo, e scrutava spesso le facce di Stan e Bob, ma i due veterani sembravano rilassati.
Dopo circa mezz’ora, l’auto parcheggiò all’interno di un garage. Tutti scesero e in quel momento i due tirapiedi tirarono fuori le pistole e le puntarono contro gli altri.
Eddie stava per fare un balzo indietro dallo spavento quando fu bloccato dalla mano salda di Bob, il quale, fissando con tranquillità le canne delle pistole puntate su di loro, alzò lentamente le mani. Stan aveva già agito allo modo, e Eddie, timidamente, fece altrettanto. Uno dei due tirapiedi andò loro incontro e li perquisì, e una volta che non ebbe trovato niente fece un segno al collega, e i due rifoderarono le pistole.
La mente di Eddie, in quel momento, viaggiava alla velocità della luce, ma inutilmente: l’unico pensiero di senso compiuto che il giovane riusciva a formulare era un interminabile “cazzo cazzo cazzo cazzo cazzo”, tanto era spaventato.
In fondo al garage c’era una porta che dava su delle scale. I due tirapiedi li scortarono attraverso di esse per arrivare all’interno di una fabbrica. Il posto era pieno presse e altri macchinari che producevano a gran velocità candele di cera. Queste macchine erano sistemate su grossi tavoli lineari, sui quali lavoravano anche dei cuochi che cucinavano crostate a ripetizione. Gli ingredienti erano sistemati tutti intorno a loro e,  per preparare le loro squisitezze, i cuochi usavano le macchine che non erano in funzione, le quali in realtà erano forni camuffati. Un profumo di dolce permeava l’aria, e riempì le narici di Eddie, strappandogli un piacere estatico.
In mezzo ai tavoli girava un uomo ben vestito e dall’aria ordinata, che controllava che tutto fosse svolto a dovere. Quando li vide arrivare, andò verso di loro spalancando le braccia. Era molto grasso, e la sua massa corporea ondeggiava ad ogni suo spostamento.
« Bob!» esclamò gioviale il tizio. « E che mi venga un colpo se non c’è anche il vecchio Stan! Ma chi è questo giovane che vi portato appresso?»
« Eddie, questo signore è il pastore Joseph. Padre Joseph, Eddie è il mio nuovo apprendista.»
« Piacere.» disse padre Joseph, stringendo la mano ad Eddie.
« Eddie, padre Joseph è il proprietario di questa fabbrica.» spiegò Stan.
« Credevo che fosse un avvocato...» disse Eddie, timidamente.
« Oh, la persona di cui ti ho parlato lo è, ma a lui non piace immischiarsi troppo negli affari che conclude, quindi ha pagato una grossa somma a padre Joseph per farsi aiutare.» disse Bob.
« Mi ha prestato in segreto dei soldi per creare qui una fabbrica di candele a mio nome. Sai, ci sono così tante chiese da rifornire qui intorno, e dalle candele liturgiche ci siamo espansi ad ogni tipo di candele... luminose, profumate, anti-fumo... ogni categoria di candele, noi la produciamo.» continuò padre Joseph.
« E nel frattempo, coprono una produzione illecita di crostate.» concluse Stan.
 « Chris, l’avvocato di cui ti parlavamo, e padre Joseph si spartiscono le spese per mantenere intatta la baracca e poi si dividono i proventi.»
« E così le presentazioni sono state fatte, ma bando alle ciance! Abbiamo un grosso affare da pianificare, e poco tempo per farlo!» esclamò padre Joseph, e si rivolse ai due tirapiedi.
« Jeff, Malcolm, scortate i nostri ospiti nel mio ufficio. Vi raggiungerò fra poco.» ordinò
Jeff e Malcolm fecero agli altri tre il cenno di seguirli, e si avviarono. Bob, Stan e Eddie li seguirono. Il giovane, nel frattempo, si guardò intorno, ammirato.
Attesero nell’ufficio di padre Joseph all’incirca dieci minuti, poi il pastore li raggiunse e srotolò davanti a loro una piantina del molo dove avrebbero dovuto eseguire lo scambio di merci.
Il piano era, in teoria, molto semplice.
« Da tre settimane la sorveglianza del molo sta testando dei nuovi tipi di guardie elettroniche. Niente di speciale: sono solo delle telecamere programmate per girare lungo un’area prefissata, impostate per rilevare presenze umane e, in generale, ogni sorta di cosa che la sorveglianza ritiene un pericolo per la sicurezza. Quando rilevano uno di questi elementi, fanno scattare il sistema di allarme e attaccano con dei taser eventuali bersagli. Tutto quello che riprendono viene inviato ad un centro di sorveglianza a pochi metri dal molo, di solito occupato da due o tre guardie umane. Il termine del loro periodo di prova è prefissato per la fine del mese, fra quattro giorni, e qui c’è un primo elemento importante per noi: la sorveglianza vorrebbe unire l’operato di queste macchine a quello umano. Quando il periodo di prova, il molo sarà sorvegliato sia da persone, sia da guardie elettroniche, ma per adesso si limitano a fare test sull’efficienza di queste ultime in situazioni in cui si ritrovino ad essere sole. Un nostro contatto lavora nella sorveglianza, e ha realizzato dei video a circuito chiuso da mandare agli schermi, oltre che a trovare un modo di disattivare le funzioni reattive delle guardie elettroniche. Per un po’ di tempo avrete copertura totale, anche se dovrete comunque sbrigarvi.»
« Di quante crostate stiamo parlando?» domandò Stan.
« Un carico da diecimila.» rispose padre Joseph.
« E in quanto tempo dovremmo caricarle?» domandò Eddie, parlando per la prima volta.
« Il prima possibile, ma verrete aiutati da un gruppo di marinai corrotti del nostro compratore. Se tutto andrà bene, a consegna finita ci ritroveremo almeno ventimila dollari in tasca, a testa.»
Eddie imprecò sottovoce. Non aveva mai sentito una cifra così grande, associata alle sue tasche.
Una volta finito di delineare il piano, Stan si alzò e annunciò.
« Beh, io vado a farmi un giro. Eddie, vuoi venire con me? Ho voglia di cercare quel disegno che ti dicevo. Spero solo di ricordarmi dove abita la persona a cui l’ho lasciato...»
Eddie accettò, non sentendosi molto a suo agio in quell’ambiente.
« Che ne pensi di tutto questo?» domandò Stan, una volta usciti dall’edificio.
« Penso che è una gran follia.»
« Oh, questo lo sapevamo fin dall’inizio. Qualcos’altro?»
« Ho paura.»
« Anche questo lo sapevamo fin dall’inizio. È normale, le prime volte che si opera in questo campo. Mi dispiace che tu abbia dovuto iniziare con un incarico come questo, ma Bob voleva assolutamente farlo. Credo che per lui questo particolare lavoro abbia un incarico particolare.» disse Stan e si fermò, guardando a destra e sinistra.
« Vediamo... se non ricordo male...» mormorò fra sé e sé, accarezzandosi il mento.
« Come mai per Bob questo lavoro ha un significato particolare?» lo interruppe Eddie.
Stan svoltò a destra e ricominciò a parlare, seguito da Eddie.
« Non conosci la sua storia? Beh, diciamo che non ha mai rifiutato un lavoro con le crostate per una sorta di ripicca personale. Diversi anni fa, vedi, suo padre si innamorò di una giovane donna. Il povero Lee era rimasto vedovo, e ormai cercava un nuovo amore. Gli capitò di incontrare una professoressa di ginnastica, che lo ammaliò. Eris, questa donna, aveva un’unica fissa nella vita: la cucina. Cucinava piatti su piatti, ma lo faceva senza passione. Era solo un desiderio di affermarsi in qualcosa, ma non le piaceva quello che faceva. Si affidava allo stereotipo per cui, qualunque cosa facciano, le donne debbano saper cucinare, e quando non riusciva a farlo, stava male. Il suo punto più debole erano le crostate. Proprio non riusciva a sfornarne una che si elevasse sopra il livello di una normale crostata, ma anelava la perfezione. Un giorno, nel pieno della depressione, cominciò a mettere in pratica i suoi studi universitari: era infatti una nutrizionista molto brava, che non era però riuscita a trovare lavoro. Ricominciò a mandare curriculum in giro, e le fu assegnato un posto come ricercatrice presso un’azienda che all’epoca aveva giusto un paio di decenni. Quell’azienda si chiamava: “Lifegrass”. Eris si dedicò al suo lavoro giorno e notte. Considerava la sostituzione del cibo con i frullati/integratori della Lifegrass una sua personale vittoria contro le crostate, che sarebbero così sparite per sempre. Alla fine dovette scegliere fra carriera e sentimenti, e scelse il primo elemento.
« Per il vecchio Lee fu un colpo. Si richiuse in sé stesso e non parlò con nessuno per un sacco di tempo. Quando questo successe, Bob aveva cinque anni. Non gli piace molto parlare del periodo che seguì.» raccontò Stan, e si fermò di nuovo per cercare la direzione giusta.
Quando ripresero a camminare, ricominciò anche il suo racconto.
« Lee a malapena lo considerò per anni. Era incredibilmente irritabile e non perdeva occasione per maltrattare suo figlio, anche se per fortuna non era uomo da arrivare alle mani. Ciònonostante, il rapporto fra Bob e suo padre uscì seriamente danneggiato da quegli anni duri, e per diverso tempo ebbero molte difficoltà a parlarsi. Lee si fece una nuova vita e trovò finalmente la moglie ideale. Bob, invece, cominciò a spacciare cibo.
« Seppe in seguito che la donna che aveva fatto stare così male suo padre era assurta ad una posizione di comando all’interno della Lifegrass, e fece del suo lavoro una sorta di vendetta personale. Vedeva in lei la causa del cattivo comportamento di suo padre. In seguito, abbandonò gli istinti vendicativi e continuò a spacciare per passione, ma quel suo lato riemerge quando si parla di crostate. Eh, la maggior parte della gente ignora il valore che può avere una crostata, al giorno d’oggi.» concluse Stan, sospirando, poi si guardò di nuovo intorno.
« Ma io non riesco proprio a ritrovare la strada giusta!» esclamò. « Eppure deve essere da queste parti.»
« Non ti ricordi come si chiama quel tuo amico a cui hai lasciato il disegno?» domandò Eddie.
« Eh, fosse facile, con la memoria che mi ritrovo...» disse Stan, sconsolato, poi chinò il capo.
« Non fa niente, lo cercherò un’altra volta.» disse tristemente, poi si voltò.
« Torniamo indietro. Non dovremmo stare troppo a lungo allo scoperto.» aggiunse, e si incamminò per tornare alla fabbrica di candele, o al forno illegale, a seconda di come il lettore voglia definire quel posto. Non parlò per tutto il tragitto, limitandosi a guardare per terra con uno sguardo triste.
Durante il viaggio di ritorno, il cielo cominciò a farsi nuvoloso e caddero un paio di gocce di pioggia, ma presto le nuvole sparirono e il clima tornò sereno.
Quella notte, dieci persone uscirono dalla fabbrica e salirono su due furgoni diversi, i cui portabagagli erano pieni zeppi di crostate.
La missione di contrabbando era iniziata.

E questo era l’inizio dell’avventura in cui si è imbarcato il nostro Eddie. Riuscirà a tornare a casa indenne? Quali saranno le conseguenze che quest’esperienza avrà su di lui, qualunque cosa accada? Perché quello che è raffigurato nel disegno che Stan ha lasciato in custodia ad un suo amico è così importante per il “matto a parimerito”?
Per saperlo, bisognerà aspettare la risposta alla prossima settimana. Questa storia è parecchio più lunga delle precedenti, ma così pretende il suo sviluppo... ed è bellissimo come tutto questo sia nato da una domanda: “cosa succederebbe se la Herb***fe governasse il mondo?” (non so se basti censurare il nome, ma ognuno tenta di evitare le denunce per diffamazione così come può), più un paio di scene inventate nel mio “ufficio” – un tavolino all’esterno del DOPPIOZERO a Macerata. Tipo quella di Neil Gaiman... ... ... seh... ... ... altra denuncia in arrivo, ma che importa?!
Un sentito grazie va alla LOCANDA BURLABACCO di Mogliano, che stasera (e in altre occasioni in cui la connessione internet mancava) mi ha permesso di pubblicare questo post tramite la sua wi-fi.
Per il finale di “Un frullato per farti bella”, ci vediamo giovedì prossimo. Domenica notte c’è inoltre l’appuntamento settimanale con “Il Drago consiglia...”.
A presto!

--- MICHELE GIULI ---

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