I sobbalzi dell’auto svegliarono Eddie che si riscosse e
aprì a metà gli occhi per guardare fuori dal finestrino. Provò a mettere a
fuoco la vista, e dopo un po’ riuscì a vedere a diversi chilometri da loro gli
edifici di una città che non conosceva.
Si trovava sul sedile posteriore dell’automobile di Bob.
Stan, il matto a parimerito, sedeva sul lato del passeggero e guardava
tranquillamente davanti a sé.
« Dove siamo?» domandò Eddie, stiracchiandosi.
Stan si girò verso di lui.
« Oh, ti sei svegliato! Fatto buon sonno?» disse.
« Più o meno.» mugugnò il ragazzo, ancora assonnato.
« Beh, hai ancora un po’ di tempo per dormire, ma ormai il
grosso del viaggio è ormai finito: quella alla nostra destra, mio giovane nuovo
amico, è San Francisco.»
Eddie sbadigliò rumorosamente e appoggiò la testa contro il
finestrino, socchiudendo gli occhi.
« Che ore sono?» domandò.
« Le otto e trentasette di mattina, fuso orario locale.»
rispose allegramente Stan.
« E noi siamo a corto di benzina.» disse Bob. « C’è un
autogrill qui vicino, ci fermeremo lì.»
Eddie richiuse gli occhi. Quando due settimane prima Bob era
venuto a trovarlo davanti a casa sua, il giovane aveva fatto entrare lui e Stan
nel suo appartamento e aveva offerto loro un tè, una delle poche bevande ancora
legali oltre al caffè e all’acqua...
« Allora, cosa ti porta qui?» aveva domandato Stan.
« Affari.» aveva risposto lo spacciatore. « Mi serve una
mano per un lavoro, ma sono rimasto a corto di gente e ho assoluto bisogno di
dei collaboratori.»
« E in cosa consiste questo lavoro?» lo aveva interrogato
Stan, sporgendosi in avanti sulla sedia su cui era seduto.
« Crostate.» aveva detto Bob, e aveva spiegato loro che
un suo amico era stato contattato da un grande contrabbandiere giapponese che
voleva trasportare un carico oltreoceano. Il Giappone aveva cominciato da pochi
anni ad applicare la politica di proibizionismo in vigore in America, e si
stava creando una grossa fetta di mercato nero intorno ai cibi tradizionali.
Per quell’affare in particolare, si parlava di chili su chili di crostate, di
ogni varietà.
« Chi è questo tuo contatto?» si era informato Stan.
« Chris Carlson.»
« Oh, il vecchio Chris! E cosa fa adesso?»
« Ha completato gli studi che aveva lasciato indietro e
ora è un avvocato. Usa quell’attività come copertura, anche se credo che per
riciclare il denaro usi altri mezzi.»
« E noi a cosa ti serviamo?» aveva domandato Eddie.
« Questo contrabbandiere arriverà in America fra due settimane, su una nave che
attraccherà al molo alle nove di sera. Il molo non è molto ben sorvegliato, e
ci sono diverse falle che ci permetterebbero di trasportare il carico fino alla
nave senza troppi problemi. Con noi ci sarebbero anche gli uomini di questo mio
contatto, e...»
« Quanto rischiamo?» lo aveva interrotto Eddie.
« Dieci anni di galera, come minimo, considerando il
carico che dobbiamo contrabbandare.» aveva risposto Bob, e aveva aggiunto: «
Però qualche patteggiamento e la buona condotta li dimezzi in men che non si
dica.»
Eddie aveva sospirato ed era rimasto in silenzio.
«Lo so che è chiedere tanto, ma non lo farei se non
avessi nessun altro a cui rivolgermi. Se non te la senti, lo capirò.» aveva
detto Bob.
« Beh, puoi contare già da adesso su di me, intanto.» si
era offerto Stan.
Poco dopo, lo spacciatore e il matto a parimerito se
ne erano andati, lasciando Eddie da solo a riflettere. Quella notte, il giovane
non aveva dormito, e quando si era recato al Servizio Civile, stanco morto,
aveva continuato a pensare a quell’offerta finché, tornato a casa, non si era
buttato sul divano a dormire con i vestiti ancora sporchi.
Rischiava veramente tanto, questo era poco ma sicuro. Se
anche fosse riuscito a ridurre la pena in caso di arresto, avrebbe avuto la
fedina penale molto ma molto sporca. La sua vita sarebbe stata rovinata, ma
d’altronde non se la stava passando bene neanche in quel momento.
Però, che cazzo!, aveva sempre pensato che Bob fosse uno
spacciatore serio. Si è mai sentito di un professionista che va da un cliente e
lo chiede di aiutarlo per un lavoro come quello? Come faceva Bob a sapere che
Eddie non avrebbe detto tutto alla polizia. Cazzo! E se per caso si fosse
preparato all’evenienza? Cosa avrebbe fatto qualora Eddie gli avesse detto di
no?
Ma non era quello il momento di pensarci: doveva capire cosa voleva veramente. C’era una parte di lui che anelava ad andare con Bob.
Ma non era quello il momento di pensarci: doveva capire cosa voleva veramente. C’era una parte di lui che anelava ad andare con Bob.
Così, dopo essersi risvegliato, ancora una volta si era
messo ad ascoltare, solo che questa volta l’oggetto del suo ascolto era
il suo stesso corpo. All’idea di rifiutare l’offerta, sentiva in sé stesso una
serie di reazioni negative, al punto che anche il suo sangue sembrava voler
indietreggiare davanti a quella possibilità. Se invece Eddie pensava di
accettare, tutto tornava alla normalità. Pensò a tutte le conseguenze che
avrebbe dovuto subire se fosse stato arrestato. Ma d’altronde quante prospettive aveva, se anche Bob non avesse
fatto niente una volta ricevuto un suo rifiuto? Esaminò velocemente il suo
passato e la sua situazione attuale, e i motivi per cui versava in essa.
“Non molte”, si
era detto.
Aveva contattato Bob, e si erano dati appuntamento.
Alle nove e dieci uno spacciatore,un ex-spacciatore e il
loro nuovo apprendista entrarono in un autogrill, ordinarono la colazione e si
sedettero ad un tavolo. I tre compagni d’avventura fecero colazione intavolando
conversazioni stupide inventate sul momento, citando spesso la città di
Oklahoma. Se mai qualcosa fosse andato storto e avessero dovuto fuggire dalla
legge, almeno avrebbero avuto la possibilità di depistare i loro inseguitori.
Dopo che ebbero mangiato, Stan si diresse verso il bagno
mentre Eddie e Bob andarono a fare benzina. Quando ebbero fatto il pieno, si
appoggiarono contro una delle pareti esterne dell’autogrill ad aspettare il
loro compagno, e Bob si accese una sigaretta. Eddie fissò la fiamma accenderne
la punta e pensò che forse Stan aveva ragione: in un mondo in cui i cibi del
passato sono banditi in nome dell’estetica e di una millantata salute migliore,
ma le sigarette restano in circolazione perché il governo ci guadagna, nessuno
può essere tanto arrogante da definirsi più matto degli altri. Pensandoci, gli
venne voglia di fumare.
Bob guardava fisso davanti a sé, in silenzio. Sembrava
leggermente nervoso. Eddie si preoccupò, ma non disse niente.
« Bob, posso farti una domanda?» chiese invece, mentre si
accendeva una sigaretta a sua volta.
« Anche due.» rispose Bob, continuando a guardare fisso
davanti a lui con una certa malinconia negli occhi.
« Perché spacci cibo?»
Bob esalò una boccata di fumo e guardò il cielo, pensoso, la
mano con la sigaretta ferma a mezz’aria.
« Iniziai per protesta, quando i primi cibi cominciarono ad
essere banditi.» raccontò. « Usarono la
scusa di uno stile di vita più salutare. A parte il fatto che puoi avere le
idee più giuste di questo mondo, ma se sei saggio non le imponi agli altri con
la legge... a parte questo, avevo saputo da poco tempo che diversi ministri e
l’allora presidente della Lifegrass, si incontravano spesso. Ben presto i miei
sospetti si rivelarono esatti: in pochi anni, tutti i prodotti che si potevano
mangiare erano della Lifegrass, e io avevo un lavoro, se così lo si può
chiamare, che oltre a piacermi era diventato anche parecchio remunerativo. Lo
spaccio allora era magnifico! La mafia non aveva ancora messo le zampacce su
quel tipo di mercato, eravamo tutti dei liberi imprenditori, se vuoi. Adesso le
cose sono cambiate parecchio: i cartelli stanno conquistando sempre più
terreno, è diventata tutta una questione di conoscenze, patti, alleanze,
mischiata ad un etica che non condivido appieno. Non c’è più posto per quelli
come me. Credo che farò ancora due o tre lavori come questo, poi mi ritirerò a
commiserarmi per la mia illusione.»
Quell’ultima frase la pronunciò con il tono più triste che
Eddie avesse mai sentito.
« D... Dai, non essere così tragico...» provò a dire il
giovane, imbarazzato.
« Sono realista. Comunque, sono contento che fra i miei
ultimi lavori ci sia questo affare delle crostate. Scusa ancora se ti ho
coinvolto, ma avevamo un bisogno disperato di qualsiasi persona potesse
aiutarci, e grazie a te ho ritrovato anche Stan.»
« Perché questa missione è diventata così importante per
te?»
Bob ghignò.
« Lo considero un attacco personale alla presidentessa della
Lifegrass.»
Eddie stava per chiedere perché, ma in quel momento arrivò
Stan, che domandò a gran voce: « Tutti pronti?»
Bob fece un verso di assenso e si diresse verso la macchina,
mettendosi al posto del guidatore. Eddie ingoiò la sua domanda ed entrò anche
lui.
Dopo quella sosta, continuarono a guidare finché non
giunsero a destinazione. Passarono con la macchina vicino allo studio legale
del contatto di Bob, ma non entrarono. Non si poteva mai sapere...
Andarono invece verso una zona dove avrebbero dovuto
incontrare i suoi scagnozzi. Eddie era sempre più sotto pressione.
Quando giunsero nei pressi di un parco giochi,
parcheggiarono e Bob digitò un numero sul cellulare. Attese qualche secondo
mentre il telefono squillava, poi attaccò e guidò gli altri due lungo la
strada. Svoltarono a destra dopo qualche metro per ritrovarsi in una via
principale, e in quel momento una macchina nera rallentò per raggiungerli e si
fermò di fianco a loro.
Senza dire una parola, i tre entrarono sul sedile
posteriore, e il tizio al volante ripartì.
Era un uomo di mezza età dall’aria molto trasandata, con
qualche ciuffo di capelli biondi sulla testa e una barba vecchia di parecchie
settimane, un viso abbronzato pieno di rughe e un’espressione rude, il che
stonava molto con il completo nero che indossava. Al suo fianco sedeva un uomo
un po’ più giovane, dall’aria meditabonda, che emanava un forte odore di
dopobarba.
Il viaggio proseguì in perfetto silenzio. Eddie si guardava
continuamente intorno, guardingo, e scrutava spesso le facce di Stan e Bob, ma
i due veterani sembravano rilassati.
Dopo circa mezz’ora, l’auto parcheggiò all’interno di un
garage. Tutti scesero e in quel momento i due tirapiedi tirarono fuori le
pistole e le puntarono contro gli altri.
Eddie stava per fare un balzo indietro dallo spavento quando
fu bloccato dalla mano salda di Bob, il quale, fissando con tranquillità le
canne delle pistole puntate su di loro, alzò lentamente le mani. Stan aveva già
agito allo modo, e Eddie, timidamente, fece altrettanto. Uno dei due tirapiedi
andò loro incontro e li perquisì, e una volta che non ebbe trovato niente fece
un segno al collega, e i due rifoderarono le pistole.
La mente di Eddie, in quel momento, viaggiava alla velocità
della luce, ma inutilmente: l’unico pensiero di senso compiuto che il giovane
riusciva a formulare era un interminabile “cazzo cazzo cazzo cazzo cazzo”,
tanto era spaventato.
In fondo al garage c’era una porta che dava su delle scale.
I due tirapiedi li scortarono attraverso di esse per arrivare all’interno di
una fabbrica. Il posto era pieno presse e altri macchinari che producevano a
gran velocità candele di cera. Queste macchine erano sistemate su grossi tavoli
lineari, sui quali lavoravano anche dei cuochi che cucinavano crostate a
ripetizione. Gli ingredienti erano sistemati tutti intorno a loro e, per preparare le loro squisitezze, i cuochi
usavano le macchine che non erano in funzione, le quali in realtà erano forni
camuffati. Un profumo di dolce permeava l’aria, e riempì le narici di Eddie,
strappandogli un piacere estatico.
In mezzo ai tavoli girava un uomo ben vestito e dall’aria
ordinata, che controllava che tutto fosse svolto a dovere. Quando li vide
arrivare, andò verso di loro spalancando le braccia. Era molto grasso, e la sua
massa corporea ondeggiava ad ogni suo spostamento.
« Bob!» esclamò gioviale il tizio. « E che mi venga un colpo
se non c’è anche il vecchio Stan! Ma chi è questo giovane che vi portato
appresso?»
« Eddie, questo signore è il pastore Joseph. Padre Joseph,
Eddie è il mio nuovo apprendista.»
« Piacere.» disse padre Joseph, stringendo la mano ad Eddie.
« Eddie, padre Joseph è il proprietario di questa fabbrica.»
spiegò Stan.
« Credevo che fosse un avvocato...» disse Eddie,
timidamente.
« Oh, la persona di cui ti ho parlato lo è, ma a lui non
piace immischiarsi troppo negli affari che conclude, quindi ha pagato una
grossa somma a padre Joseph per farsi aiutare.» disse Bob.
« Mi ha prestato in segreto dei soldi per creare qui una
fabbrica di candele a mio nome. Sai, ci sono così tante chiese da rifornire qui
intorno, e dalle candele liturgiche ci siamo espansi ad ogni tipo di candele...
luminose, profumate, anti-fumo... ogni categoria di candele, noi la
produciamo.» continuò padre Joseph.
« E nel frattempo, coprono una produzione illecita di
crostate.» concluse Stan.
« Chris, l’avvocato
di cui ti parlavamo, e padre Joseph si spartiscono le spese per mantenere
intatta la baracca e poi si dividono i proventi.»
« E così le presentazioni sono state fatte, ma bando alle
ciance! Abbiamo un grosso affare da pianificare, e poco tempo per farlo!»
esclamò padre Joseph, e si rivolse ai due tirapiedi.
« Jeff, Malcolm, scortate i nostri ospiti nel mio ufficio.
Vi raggiungerò fra poco.» ordinò
Jeff e Malcolm fecero agli altri tre il cenno di seguirli, e
si avviarono. Bob, Stan e Eddie li seguirono. Il giovane, nel frattempo, si
guardò intorno, ammirato.
Attesero nell’ufficio di padre Joseph all’incirca dieci
minuti, poi il pastore li raggiunse e srotolò davanti a loro una piantina del
molo dove avrebbero dovuto eseguire lo scambio di merci.
Il piano era, in teoria, molto semplice.
« Da tre settimane la sorveglianza del molo sta testando dei
nuovi tipi di guardie elettroniche. Niente di speciale: sono solo delle
telecamere programmate per girare lungo un’area prefissata, impostate per
rilevare presenze umane e, in generale, ogni sorta di cosa che la sorveglianza
ritiene un pericolo per la sicurezza. Quando rilevano uno di questi elementi,
fanno scattare il sistema di allarme e attaccano con dei taser eventuali
bersagli. Tutto quello che riprendono viene inviato ad un centro di
sorveglianza a pochi metri dal molo, di solito occupato da due o tre guardie
umane. Il termine del loro periodo di prova è prefissato per la fine del mese,
fra quattro giorni, e qui c’è un primo elemento importante per noi: la
sorveglianza vorrebbe unire l’operato di queste macchine a quello umano. Quando
il periodo di prova, il molo sarà sorvegliato sia da persone, sia da guardie
elettroniche, ma per adesso si limitano a fare test sull’efficienza di queste
ultime in situazioni in cui si ritrovino ad essere sole. Un nostro contatto
lavora nella sorveglianza, e ha realizzato dei video a circuito chiuso da
mandare agli schermi, oltre che a trovare un modo di disattivare le funzioni
reattive delle guardie elettroniche. Per un po’ di tempo avrete copertura
totale, anche se dovrete comunque sbrigarvi.»
« Di quante crostate stiamo parlando?» domandò Stan.
« Un carico da diecimila.» rispose padre Joseph.
« E in quanto tempo dovremmo caricarle?» domandò Eddie, parlando
per la prima volta.
« Il prima possibile, ma verrete aiutati da un gruppo di
marinai corrotti del nostro compratore. Se tutto andrà bene, a consegna finita
ci ritroveremo almeno ventimila dollari in tasca, a testa.»
Eddie imprecò sottovoce. Non aveva mai sentito una cifra
così grande, associata alle sue tasche.
Una volta finito di delineare il piano, Stan si alzò e
annunciò.
« Beh, io vado a farmi un giro. Eddie, vuoi venire con me?
Ho voglia di cercare quel disegno che ti dicevo. Spero solo di ricordarmi dove
abita la persona a cui l’ho lasciato...»
Eddie accettò, non sentendosi molto a suo agio in
quell’ambiente.
« Che ne pensi di tutto questo?» domandò Stan, una volta
usciti dall’edificio.
« Penso che è una gran follia.»
« Oh, questo lo sapevamo fin dall’inizio. Qualcos’altro?»
« Ho paura.»
« Anche questo lo sapevamo fin dall’inizio. È normale, le
prime volte che si opera in questo campo. Mi dispiace che tu abbia dovuto
iniziare con un incarico come questo, ma Bob voleva assolutamente farlo. Credo
che per lui questo particolare lavoro abbia un incarico particolare.» disse
Stan e si fermò, guardando a destra e sinistra.
« Vediamo... se non ricordo male...» mormorò fra sé e sé,
accarezzandosi il mento.
« Come mai per Bob questo lavoro ha un significato
particolare?» lo interruppe Eddie.
Stan svoltò a destra e ricominciò a parlare, seguito da
Eddie.
« Non conosci la sua storia? Beh, diciamo che non ha mai
rifiutato un lavoro con le crostate per una sorta di ripicca personale. Diversi
anni fa, vedi, suo padre si innamorò di una giovane donna. Il povero Lee era
rimasto vedovo, e ormai cercava un nuovo amore. Gli capitò di incontrare una
professoressa di ginnastica, che lo ammaliò. Eris, questa donna, aveva un’unica
fissa nella vita: la cucina. Cucinava piatti su piatti, ma lo faceva senza
passione. Era solo un desiderio di affermarsi in qualcosa, ma non le piaceva
quello che faceva. Si affidava allo stereotipo per cui, qualunque cosa
facciano, le donne debbano saper cucinare, e quando non riusciva a farlo, stava
male. Il suo punto più debole erano le crostate. Proprio non riusciva a
sfornarne una che si elevasse sopra il livello di una normale crostata, ma
anelava la perfezione. Un giorno, nel pieno della depressione, cominciò a
mettere in pratica i suoi studi universitari: era infatti una nutrizionista
molto brava, che non era però riuscita a trovare lavoro. Ricominciò a mandare
curriculum in giro, e le fu assegnato un posto come ricercatrice presso
un’azienda che all’epoca aveva giusto un paio di decenni. Quell’azienda si
chiamava: “Lifegrass”. Eris si dedicò al suo lavoro giorno e notte. Considerava
la sostituzione del cibo con i frullati/integratori della Lifegrass una sua
personale vittoria contro le crostate, che sarebbero così sparite per sempre. Alla
fine dovette scegliere fra carriera e sentimenti, e scelse il primo elemento.
« Per il vecchio Lee fu un colpo. Si richiuse in sé stesso e
non parlò con nessuno per un sacco di tempo. Quando questo successe, Bob aveva
cinque anni. Non gli piace molto parlare del periodo che seguì.» raccontò Stan,
e si fermò di nuovo per cercare la direzione giusta.
Quando ripresero a camminare, ricominciò anche il suo
racconto.
« Lee a malapena lo considerò per anni. Era incredibilmente
irritabile e non perdeva occasione per maltrattare suo figlio, anche se per
fortuna non era uomo da arrivare alle mani. Ciònonostante, il rapporto fra Bob
e suo padre uscì seriamente danneggiato da quegli anni duri, e per diverso
tempo ebbero molte difficoltà a parlarsi. Lee si fece una nuova vita e trovò
finalmente la moglie ideale. Bob, invece, cominciò a spacciare cibo.
« Seppe in seguito che la donna che aveva fatto stare così
male suo padre era assurta ad una posizione di comando all’interno della
Lifegrass, e fece del suo lavoro una sorta di vendetta personale. Vedeva in lei
la causa del cattivo comportamento di suo padre. In seguito, abbandonò gli
istinti vendicativi e continuò a spacciare per passione, ma quel suo lato
riemerge quando si parla di crostate. Eh, la maggior parte della gente ignora
il valore che può avere una crostata, al giorno d’oggi.» concluse Stan,
sospirando, poi si guardò di nuovo intorno.
« Ma io non riesco proprio a ritrovare la strada giusta!»
esclamò. « Eppure deve essere da queste parti.»
« Non ti ricordi come si chiama quel tuo amico a cui hai
lasciato il disegno?» domandò Eddie.
« Eh, fosse facile, con la memoria che mi ritrovo...» disse
Stan, sconsolato, poi chinò il capo.
« Non fa niente, lo cercherò un’altra volta.» disse
tristemente, poi si voltò.
« Torniamo indietro. Non dovremmo stare troppo a lungo allo
scoperto.» aggiunse, e si incamminò per tornare alla fabbrica di candele, o al
forno illegale, a seconda di come il lettore voglia definire quel posto. Non
parlò per tutto il tragitto, limitandosi a guardare per terra con uno sguardo
triste.
Durante il viaggio di ritorno, il cielo cominciò a farsi
nuvoloso e caddero un paio di gocce di pioggia, ma presto le nuvole sparirono e
il clima tornò sereno.
Quella notte, dieci persone uscirono dalla fabbrica e
salirono su due furgoni diversi, i cui portabagagli erano pieni zeppi di
crostate.
La missione di contrabbando era iniziata.
E questo era l’inizio
dell’avventura in cui si è imbarcato il nostro Eddie. Riuscirà a tornare a casa
indenne? Quali saranno le conseguenze che quest’esperienza avrà su di lui,
qualunque cosa accada? Perché quello che è raffigurato nel disegno che Stan ha
lasciato in custodia ad un suo amico è così importante per il “matto a
parimerito”?
Per saperlo,
bisognerà aspettare la risposta alla prossima settimana. Questa storia è
parecchio più lunga delle precedenti, ma così pretende il suo sviluppo... ed è
bellissimo come tutto questo sia nato da una domanda: “cosa succederebbe se la
Herb***fe governasse il mondo?” (non so se basti censurare il nome, ma ognuno
tenta di evitare le denunce per diffamazione così come può), più un paio di
scene inventate nel mio “ufficio” – un tavolino all’esterno del DOPPIOZERO a Macerata. Tipo quella di Neil Gaiman... ... ... seh... ... ... altra denuncia
in arrivo, ma che importa?!
Un sentito grazie va alla LOCANDA BURLABACCO di Mogliano, che stasera (e in altre occasioni in cui la connessione internet mancava) mi ha permesso di pubblicare questo post tramite la sua wi-fi.
Un sentito grazie va alla LOCANDA BURLABACCO di Mogliano, che stasera (e in altre occasioni in cui la connessione internet mancava) mi ha permesso di pubblicare questo post tramite la sua wi-fi.
Per il finale di “Un
frullato per farti bella”, ci vediamo giovedì prossimo. Domenica notte c’è
inoltre l’appuntamento settimanale con “Il Drago consiglia...”.
A presto!
--- MICHELE GIULI ---
A presto!
--- MICHELE GIULI ---
Nessun commento:
Posta un commento