giovedì 26 settembre 2013

Recensione romanzo: "Pierre non esiste", di Lorenzo Vargas.

Con questa recensione, mi sa tanto che si apre un nuovo tipo di appuntamenti con il Drago. Sto pensando infatti di realizzare settimanalmente delle recensioni, che verranno pubblicate di domenica (questa qui la pubblico oggi perché è da una settimana che langue nel computer). Qualcosa del tipo: "Il Drago consiglia...".
Resta tutto da vedere, comunque. Devo prima decidere se sono in grado di scrivere delle buone recensioni oppure no.
Quelli che seguono questo blog dal primo post sentiranno le loro viscere attorcigliarsi per quante volte avranno letto questo nome sul Drago, comunque il libro che voglio recensire è "Pierre non Esiste", di Lorenzo Vargas (se non me ne sto buono, il Drago rischia di diventare una succursale di Lorenzo). Buona lettura!


Come parlare di “Pierre non esiste”? Ci sono un sacco di cose che si potrebbero dire su questo romanzo. A parlare dell’avventura editoriale che ha portato alla sua pubblicazione, spenderei probabilmente ore e pagine che potrebbero essere benissimo creare un post a sé stante, quindi lascerò questa incombenza a Lorenzo Vargas, che lo fa già egregiamente nel suo blog (L'AVVENTURA EDITORIALE DEL TEAM "P.N.E").
Conobbi mr. Vargas alla fine del 2011, ad una lettura di poesie. Appena usciti dall’aula della Facoltà di Lingue di Macerata, dove si era tenuta la suddetta lettura, Lorenzo mi chiese all’improvviso se per caso ero un pianista, e gli risposi di sì. Lui voleva formare un trio sulla riga artistica dei Dresden Dolls. In quel momento “destiny was set out”, per citare i Tenacious D.
Un paio di mesi dopo, più o meno durante le vacanze di Natale, mi arrivò una e-mail malefica contenente un misterioso allegato intitolato: “Frammenti”. Superata la fase del “Che gorbu a’ d’è?” (“Cosa diavolo è questo?”), lessi il messaggio in cui Lorenzo mi informava che “Frammenti” era la bozza del suo romanzo, la quale a breve sarebbe diventata “Pierre non Esiste”.
A lettura conclusa, ricordo di aver pensato che avevo appena concluso un ottimo libro. Sono ancora di questo parere. Ci tengo a precisarlo, ero nella fase schizzinosa in seguito alla scoperta del mio romanzo preferito, che mi stava facendo snobbare tutto il resto, quindi per considerare in questo modo “Pierre non Esiste”, vuol dire che mi ha colpito davvero molto.
Ma di cosa parla “Pierre”?
Ambientato in un futuro distopico tutto telecamere statali e alienazione, il romanzo narra le vicende di Pierre Prato. Chi è Pierre? Un malinconico uomo di trent’anni che passa la sua vita fra caffé, lavoro d’ufficio, l’amico Michel Mouriet, il matrimonio con una donna che non è innamorata tanto di lui quanto dell’immagine a cui vorrebbe vederlo corrispondere e l’equivoco rapporto d’amicizia con il suo capo, Muriel Wolftorton.
 Con sguardo disincantato e sogni infranti da scrittore nel cassetto, Pierre osserva il mondo intorno a lui, e il modo in cui è cambiato. A tenergli compagnia contro la sua volontà c’è Rho, un’allucinazione che prende la forma di uno di quegli omini a stecco disegnati dai bambini, il quale lo ossessiona fin dall’infanzia. Questo personaggio, il cui ruolo nella storia resterà ambiguo e impenetrabile fino all’indimenticabile finale, all’inizio non fa che ripetere la stessa domanda, ovvero: « Sei felice?».
Quando, tuttavia, Pierre risponde con un deciso “No!”, tutto cambia. La realtà inizia improvvisamente a mutare intorno a Pierre, quasi a volerlo isolare da tutto. Le domande di Rho non sono più le stesse, e spingono Pierre a riflettere su questioni sempre più complesse: « Cos’è la felicità?», « Cos’è la morte?», « Io esisto?», « Qual’è la realtà e, soprattutto, qual’è l’allucinazione? Rho, o tutto il resto?». E perfino dietro la risposta a quest’ultima domanda, non potrebbe esserci una verità ancora più sottile?
Indeciso su se dare la sua fiducia a Rho o ad un misterioso uomo di nome Odinos Liutoio che sembra saperla lunga su questioni del genere, Pierre tenta di arrivare al midollo della verità, ammesso che ne esista una.
Questo romanzo non è una di quelle letture che fai durante i viaggi in treno per poi dimenticarle. È un’opera che rimane impressa nel lettore, avvalendosi di descrizioni vividissime, uno stile apprezzabilissimo e masturbazioni mentali amabilmente allucinanti, coinvolgendolo fino al magnifico finale, che lascerà una traccia nei ricordi di chiunque arriverà a leggerlo, nel bene e nel male. Non è una lettura per chi vuole qualcosa di semplice e leggero, per chi non legge con la forma mentis per la quale un romanzo è un viaggio mentale, una relazione amorosa, qualcosa che cambia il lettore. È invece consigliato a chi vuole qualcosa di nuovo e piacevole, a chi vuole sperare che quel genere di buona letteratura che i più pessimisti pensano stia ormai svanendo abbia invece delle speranze, e a chi desidera trovare qualcosa che gli faccia fare ancora una volta tutta una tirata fino al finale perché il libro che ha in mano lo sta appassionando in modo assurdo.

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