Resta tutto da vedere, comunque. Devo prima decidere se sono in grado di scrivere delle buone recensioni oppure no.
Quelli che seguono questo blog dal primo post sentiranno le loro viscere attorcigliarsi per quante volte avranno letto questo nome sul Drago, comunque il libro che voglio recensire è "Pierre non Esiste", di Lorenzo Vargas (se non me ne sto buono, il Drago rischia di diventare una succursale di Lorenzo). Buona lettura!
Come parlare di “Pierre non esiste”? Ci sono un sacco di
cose che si potrebbero dire su questo romanzo. A parlare dell’avventura
editoriale che ha portato alla sua pubblicazione, spenderei probabilmente ore e
pagine che potrebbero essere benissimo creare un post a sé stante, quindi
lascerò questa incombenza a Lorenzo Vargas, che lo fa già egregiamente nel suo
blog (L'AVVENTURA EDITORIALE DEL TEAM "P.N.E").
Conobbi mr. Vargas alla fine del 2011, ad una lettura di
poesie. Appena usciti dall’aula della Facoltà di Lingue di Macerata, dove si
era tenuta la suddetta lettura, Lorenzo mi chiese all’improvviso se per caso
ero un pianista, e gli risposi di sì. Lui voleva formare un trio sulla riga
artistica dei Dresden Dolls. In quel momento “destiny was set out”, per
citare i Tenacious D.
Un paio di mesi dopo, più o meno durante le vacanze di
Natale, mi arrivò una e-mail malefica contenente un misterioso allegato
intitolato: “Frammenti”. Superata la fase del “Che gorbu a’ d’è?” (“Cosa
diavolo è questo?”), lessi il messaggio in cui Lorenzo mi informava che “Frammenti”
era la bozza del suo romanzo, la quale a breve sarebbe diventata “Pierre non
Esiste”.
A lettura conclusa, ricordo di aver pensato che avevo appena
concluso un ottimo libro. Sono
ancora di questo parere. Ci tengo a precisarlo, ero nella fase schizzinosa in
seguito alla scoperta del mio romanzo preferito, che mi stava facendo snobbare
tutto il resto, quindi per considerare in questo modo “Pierre non Esiste”, vuol
dire che mi ha colpito davvero molto.
Ma di cosa parla “Pierre”?
Ambientato in un futuro distopico tutto telecamere statali e alienazione, il romanzo narra le vicende di Pierre Prato. Chi è Pierre? Un malinconico uomo di trent’anni che passa la sua vita fra caffé, lavoro d’ufficio, l’amico Michel Mouriet, il matrimonio con una donna che non è innamorata tanto di lui quanto dell’immagine a cui vorrebbe vederlo corrispondere e l’equivoco rapporto d’amicizia con il suo capo, Muriel Wolftorton.
Ambientato in un futuro distopico tutto telecamere statali e alienazione, il romanzo narra le vicende di Pierre Prato. Chi è Pierre? Un malinconico uomo di trent’anni che passa la sua vita fra caffé, lavoro d’ufficio, l’amico Michel Mouriet, il matrimonio con una donna che non è innamorata tanto di lui quanto dell’immagine a cui vorrebbe vederlo corrispondere e l’equivoco rapporto d’amicizia con il suo capo, Muriel Wolftorton.
Con sguardo
disincantato e sogni infranti da scrittore nel cassetto, Pierre osserva il
mondo intorno a lui, e il modo in cui è cambiato. A tenergli compagnia contro
la sua volontà c’è Rho, un’allucinazione che prende la forma di uno di quegli
omini a stecco disegnati dai bambini, il quale lo ossessiona fin dall’infanzia.
Questo personaggio, il cui ruolo nella storia resterà ambiguo e impenetrabile
fino all’indimenticabile finale, all’inizio non fa che ripetere la stessa
domanda, ovvero: « Sei felice?».
Quando, tuttavia, Pierre risponde con un deciso “No!”, tutto cambia. La realtà inizia improvvisamente a mutare intorno a Pierre, quasi a volerlo isolare da tutto. Le domande di Rho non sono più le stesse, e spingono Pierre a riflettere su questioni sempre più complesse: « Cos’è la felicità?», « Cos’è la morte?», « Io esisto?», « Qual’è la realtà e, soprattutto, qual’è l’allucinazione? Rho, o tutto il resto?». E perfino dietro la risposta a quest’ultima domanda, non potrebbe esserci una verità ancora più sottile?
Quando, tuttavia, Pierre risponde con un deciso “No!”, tutto cambia. La realtà inizia improvvisamente a mutare intorno a Pierre, quasi a volerlo isolare da tutto. Le domande di Rho non sono più le stesse, e spingono Pierre a riflettere su questioni sempre più complesse: « Cos’è la felicità?», « Cos’è la morte?», « Io esisto?», « Qual’è la realtà e, soprattutto, qual’è l’allucinazione? Rho, o tutto il resto?». E perfino dietro la risposta a quest’ultima domanda, non potrebbe esserci una verità ancora più sottile?
Indeciso su se dare la sua fiducia a Rho o ad un misterioso
uomo di nome Odinos Liutoio che sembra saperla lunga su questioni del genere,
Pierre tenta di arrivare al midollo della verità, ammesso che ne esista una.
Questo romanzo non è una di quelle letture che fai durante i viaggi in treno
per poi dimenticarle. È un’opera che rimane impressa nel lettore, avvalendosi
di descrizioni vividissime, uno stile apprezzabilissimo e masturbazioni mentali
amabilmente allucinanti, coinvolgendolo fino al magnifico finale, che lascerà
una traccia nei ricordi di chiunque arriverà a leggerlo, nel bene e nel male.
Non è una lettura per chi vuole qualcosa di semplice e leggero, per chi non
legge con la forma mentis per la quale un romanzo è un viaggio mentale, una
relazione amorosa, qualcosa che cambia il lettore. È invece consigliato a chi
vuole qualcosa di nuovo e piacevole, a chi vuole sperare che quel genere di
buona letteratura che i più pessimisti pensano stia ormai svanendo abbia invece
delle speranze, e a chi desidera trovare qualcosa che gli faccia fare ancora
una volta tutta una tirata fino al finale perché il libro che ha in mano lo sta
appassionando in modo assurdo.
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