Il giorno dopo, finito il
suo turno lavorativo, si fece una doccia ed uscì per camminare un po’. Il cielo
era sereno quel pomeriggio e l’ aria aveva cominciato a farsi più calda. Di
conseguenza, chiunque avesse un po’ di tempo libero era per strada.
Camminando senza meta, si
ritrovò a passare vicino alla via dove Simon aveva vissuto fino a poco tempo
prima.
« Signor Norton!» lo
chiamò il detective Yuleson, apparso chissà come a meno di due metri da lui.
« Salve.» lo salutò Jake.
« Si gode anche lei il bel pomeriggio.»
« Mi piacerebbe.» disse
Yuleson, scotendo il capo. « In realtà sono venuto qui per lavoro.»
Jake annuì in silenzio.
« Avete scoperto
qualcosa?»
« Direi proprio di sì. La
pista dell’ omicidio diventa ogni giorno più probabile.»
« Posso chiederle perché?»
domandò Jake, che aveva perso il sorriso che lo aveva accompagnato per tutto il
pomeriggio.
« Abbiamo controllato la
corrispondenza privata del signor Goodwith, ed è saltato fuori che il suo amico
sospettava di essere tradito da sua moglie.»
« Mary?» esclamò Jake, incredulo.
« Le viene in mente
nessuno con cui la signora Goodwith avrebbe potuto stringere una relazione
illecita.»
« Assolutamente no!»
rispose Jake, sempre più esterrefatto. « L’ ho vista al funerale di Simon, era
distrutta! Non credo che una persona che tradisce il marito possa rimanere così
sconvolta.»
« Magari fingeva.» suggerì
Yuleson.
« Che cosa?»
« C’ è la possibilità che
l’ omicidio sia avvenuto perché il signor Goodwith l’ aveva scoperta con l’
amante.»
Jake si passò una mano
sulla fronte.
« Non posso credere che
Mary...»
« A volte le persone fanno
cose che non ci si aspetterebbe mai da loro.» asserì Yuleson.
Dal palazzo dove si
trovava l’ appartamento dei Goodwith uscì secondo uomo che li raggiunse.
« Abbiamo finito di
interrogare tutti quanti, Morgan.» annunciò.
« Scoperto qualcosa di
importante?»
« La signora Withrow del
quinto piano potrebbe aver visto l’ amante della signora Goodwith. Dobbiamo
andare a prendere Dexter e Matt per tracciare l’ identikit completo del tipo. È
successo la sera prima dell’ omicidio, e il probabile amante indossava una
camicia azzurra. Come i frammenti di vestito che abbiamo trovato.» disse il
nuovo arrivato.
Morgan Yuleson annuì.
« Ora devo andare. Il
lavoro mi chiama.» disse, e strinse la mano a Jake. Un modo gentile per dirgli
di andarsene.
« Arrivederci, signor
Norton.»
« Arrivederci.» mormorò
Jake, ancora scosso.
Yuleson si ricordò
improvvisamente di qualcosa e infilò una mano in tasca.
« Se le viene in mente
qualcosa, non esiti a chiamarmi.» disse, dandogli un biglietto da visita.
« Non si preoccupi. Quando
saprò qualcosa lo saprà anche lei.»
« Domani mattina devo andare
alla stazione.» annunciò Susan la sera dopo.
Jake se lo era aspettato.
Non si era mai fatto illusioni: lei si sarebbe fermata solo per poco e quel
momento, lo sapeva, sarebbe arrivato presto. E aveva deciso di agire di
conseguenza.
« E se venissi con te?»
La proposta la lasciò
senza parole.
« Susan, questi giorni che
ho passato con te sono stati i migliori da non so più quanto tempo. Non può,
non deve finire così! Io ti amo, e sono pronto a venire con te.» continuò lui.
Dove lo aveva trovato il
coraggio? Se qualcuno gli avesse raccontato che pochi giorni erano stati
sufficienti per trovare la donna che gli avrebbe fatto venire voglia di
lasciare tutto per seguirla, non gli avrebbe mai creduto.
Evidentemente anche lei
non credeva a quello che aveva appena sentito.
« Dici così perché hai
visto solo una parte di me. Jake, ci conosciamo da tre giorni... Ancora poco
tempo, e ti pentirai della tua scelta.»
Jake scosse il capo.
« Non sarà così!» affermò.
« Ricordi la prima sera che siamo usciti, al Keenan’s? Mi dicesti che avevo già
la soluzione a tutti i miei problemi: bastava che cercassi di realizzare le mie
ambizioni. La verità è che anche se non fosse esistito nessun Codice Etico,
nessuna Riforma... io non avrei comunque fatto niente, non in quel momento della
mia vita in cui mi sono lasciato andare, scoraggiato dalle troppe difficoltà
incontrate, dalle mie insicurezze, e anche da quella punta di pigrizia che mi
impediva di fare veramente qualcosa. Il punto è che ora sono sicuro di quello che voglio. Dici che mi
stancherò perché non ti conosco bene, ma sei la prima cosa bella che mi capita
da non so più quanto tempo e non voglio lasciarmi scappare quest’occasione di
essere felice. Tu mi hai fatto sentire di nuovo vivo dopo tanti anni, hai reso
questo mondo un posto in cui valesse la pena di vivere! Voglio venire con te.
Mi troverò un lavoro e una casa dalle tue parti, cambierò vita.»
« Jake...» mormorò lei.
Si trovavano nell’
appartamento di Jake, ai due lati del piccolo tavolo nella cucina, dopo una
cena a lume di candela.
Dopo pochi secondi che
Jake passò dandosi dell’idiota e dicendosi che era ovvio che, proponendosi
così, e dopo così poco tempo, l’avrebbe senza dubbio spaventata, Susan sorrise.
« È un’ idea perfetta.»
disse, e si sporse per baciarlo.
Quando il giorno dopo Jake
si svegliò Susan era accanto a lui, nuda.
Jake sorrise e la
accarezzò dolcemente, sorridendo.
« Buongiorno.» disse.
Lei emise un verso
gutturale nel sonno. Un verso che sembrava esprimere emozioni positive.
Jake la accompagnò a prendere
le sue cose nella stanza del piccolo albergo dove aveva pernottato fino a
quella mattina, poi andarono insieme alla stazione e fecero colazione in un
piccolo bar.
« Il tempo di licenziarmi
e di fare i bagagli, e sarò da te.» promise lui quando il treno arrivò.
Lei lo baciò per l’ ultima
volta.
« Ci conto.»
Si separò da lui
lasciandogli un biglietto in mano. Quando oltrepassò le porte del vagone, si
voltò e lo salutò con la mano. Jake fece altrettanto mentre il treno cominciava
a muoversi.
Dopo pochi minuti, Susan
era scomparsa insieme al treno.
Andò nella zona per
fumatori e si accese una sigaretta.
Avrebbe dovuto essere al
lavoro entro un quarto d’ ora, ma sapeva che non ce l’ avrebbe mai fatta ad
arrivare in tempo.
“Poco male”, si disse.
Tanto aveva intenzione di licenziarsi comunque.
Finita la sigaretta uscì
dalla stazione, e vide l’ ultima cosa che si sarebbe aspettato di vedere.
Mary Goodwith stava
uscendo dallo stesso bar dove poco prima lui e Susan avevano fatto colazione,
ad una ventina di metri di distanza dalla stazione. Era ben vestita e rideva.
La porta del bar si aprì nuovamente, e Jake si accorse che in realtà quella era
stata la penultima cosa che si sarebbe mai aspettato di vedere.
Un uomo raggiunse Mary e
la baciò appassionatamente. Era leggermente attempato e i capelli ricci, un
tempo castani, cominciavano a presentare delle striature bianche. Nonostante lo
vedesse tutti i giorni, Jake faticò a riconoscerlo senza la sigaretta.
Gordon Healin aprì la
porta della sua macchina e fece entrare Mary per poi mettersi al volante. Jake
rimase come pietrificato per diversi minuti, mentre prendeva atto di quello che
aveva appena visto. Nel frattempo i due amanti se ne erano già andati.
Nonostante avesse già
fatto colazione, Jake tornò nel bar e ordinò un caffé, ticchettando
nervosamente con le dita sulla sua gamba. Una volta servito, bevve lentamente,
poi posò la tazzina sul bancone e pagò il conto. Ringraziò ed uscì, infine
prese il biglietto da visita di Morgan Yuleson e digitò il numero dal suo
cellulare.
La voce che rispose al
posto del detective lo informò che il numero selezionato era inesistente. A
momenti Jake non scagliò il cellulare contro il muro. Se lo mise in tasca e
chiamò un taxi, fumando mentre aspettava.
Avrebbe potuto prendersi
una multa per aver acceso una sigaretta lì, ma sarebbe stata una multa bassa e
lui era nervoso. Al diavolo i Restauration!
Quando il taxi arrivò,
chiese di essere portato alla centrale di polizia.
Ci mise un quarto d’ ora
ad arrivare, un quarto d’ ora in cui guardò sempre fuori dal finestrino senza
davvero vedere quello che gli passava davanti agli occhi.
Healin.
Tamburellò nervosamente
con le dita sullo sportello per tutto il tempo.
Una volta sceso, pagò il
tassista e corse verso l’ entrata della stazione di polizia.
L’ ingresso era una sala
ampia, alle pareti della quale pendevano stemmi, riconoscimenti e quadri. Jake
la attraversò e raggiunse il banco dietro al quale stavano due giovani
segretarie che in quel momento fissavano gli schermi dei loro computer.
Si rivolse ad una di loro,
che sfoderò un sorriso a trentadue denti e gli chiese come poteva aiutarlo.
Lui chiese di parlare con
il detective Morgan Yuleson. Il sorriso della segretaria si restrinse di
qualche dente, e la giovane donna si rivolse alla collega per chiederle se
sapeva niente di uno che si chiamava così.
L’ altra segretaria scosse
il capo e cominciò a battere sulla tastiera. Ci mise un paio di minuti. Finita
la ricerca, osservò il risultato per qualche secondo, poi si rivolse a Jake e
disse lentamente: « Mi dispiace, signore, ma non c’ è nessun detective che
risponda a questo nome né in questo né negli altri due distretti di questa
città.»
« Al diavolo Yuleson, mi
basta parlare con chiunque possa aiutarmi. So chi è il colpevole dell’ omicidio
di Simon Goodwith.»
Healin.
La segretaria n.1 si fece
d’ un tratto seria ed afferrò la cornetta del telefono. Digitò un numero ed
attese per qualche secondo.
« Janette, sono Kathleen.»
disse quando ottenne risposta. « C’è un signore qui che afferma di conoscere
dei dettagli riguardo all’ omicidio di...»
« Simon Goodwith...» le
ricordò Jake.
« Sì, Simon Goodwith. C’ è
qualcuno che possa venire giù ad ascoltare la sua deposizione? Come?»
Kathleen la segretaria
fissò Jake mentre sentiva quello che Janette aveva da dire. Il suo sguardo
diventava sempre più cupo.
« È già il terzo questa
settimana.» commentò acida, prima di aggiungere: « Scusa per il disturbo. Ci
vediamo dopo.»
Riattaccò, e tornò a
guardarlo negli occhi.
« Molto divertente.»
disse. « Ora se ne vada.»
Jake era sempre più
spaesato.
« Cosa succede? Sono il
terzo di cosa?»
« Non c’è nessun caso
aperto di omicidio in cui la vittima si chiami Simon Goodwith.» lo informò
Kathleen.
« Cosa?»
« Mi ha sentito.»
« Ma... non è possibile!
Ho visto il suo cadavere... sono stato al suo funerale...» mormorò Jake. « La
prego, controlli meglio, ci deve essere una svista! Ho pianto sulla sua tomba!
Ho consolato sua moglie! »
Purtroppo commise l’
errore di sporgersi velocemente verso di lei, e la segretaria n.2 si allarmò e
chiamò una guardia. Quando questi arrivò, Jake non oppose resistenza e lo seguì
verso l’ uscita, stordito e confuso.
« Sei in ritardo.» lo
apostrofò Healin quando arrivò. In bocca aveva di nuovo una sigaretta, quasi a
dire che tutto andava bene e che non c’ erano novità.
« Tu.» ringhiò Jake. « Sei
stato tu...»
L’ espressione spavalda di
Healin scomparve.
« Che ti prende?» domandò
questi, brusco.
« Ti ho visto stamattina
con Mary!» sbraitò Jake, puntandogli un dito contro.
Si aspettava che dalla
faccia che avrebbe fatto Healin la verità si sarebbe manifestata, ma il suo
capo assunse solo un’ espressione confusa.
« Cosa cazzo vai dicendo?
Non conosco nessuna donna di nome Mary.»
« Sei stato tu ad uccidere
Simon Goodwith!»
Intorno a loro si era
radunata una folla di operai incuriositi. Healin li guardò uno per uno, poi
strinse gli occhi e domandò, tagliente: « Ti ha dato di volta il cervello?»
« Signori, avete davanti a
voi un assassino!» esclamò Jake, assumendo il tono di un presentatore televisivo
e movendo qualche passo all’interno del cerchio di persone che si era formato
intorno a loro due.
Si fermò all’ improvviso e
fissò Healin dritto negli occhi.
« Come hai potuto? Un uomo
così buono...»
« Ora mi sono stufato,
Norton. Fila al tuo posto o hai chiuso con questo lavoro!» scattò Healin.
Jake scoppiò a ridere.
« Ah, il lavoro! Questa è
buona!» esclamò, e spalancò le braccia. « Sono io che mi licenzio! Un lavoro di
merda, fatto per una persona di merda!»
« Vattene immediatamente!»
« NO!» gridò Jake,
improvvisamente tornato serio. « Io non mi muovo da questo cazzo di posto! Fino
a pochi giorni fa l’ unica, dico, l’ unica persona capace di non farmi sentire
un fallito era Simon e tu lo hai ucciso! Tu, tu... tu sei la causa di tutto,
pezzo di merda. Tu, che sei l’ emblema e l’ immagine del mio fallimento!»
« Stai delirando. Quest’
uomo è pazzo, qualcuno lo porti via.»
Jake non ci vide più.
« Figlio di puttana!»
gridò, e si scagliò contro di lui colpendolo con un destro.
La sigaretta di Healin volò
via dalla bocca del proprietario per cadere a terra, rimbalzando lievemente.
Jake lo stese con una ginocchiata ed un ultimo colpo sul naso, poi gli altri
operai accorsero e lo fermarono.
L’ ultimo ricordo che ho di Healin è quello di lui che ansima, steso a terra, guardandomi con rabbia mentre gli altri mi portano via, il volto macchiato di
sangue.
Scrivo dalla clinica psichiatrica di Red Hill, e non so
per quanto tempo dovrò rimanerci. Ieri è venuta a trovarmi una persona. Non
saprei dire quali emozioni ho provato quando l’ ho visto entrare e venirmi
incontro.
Forse avrei dovuto essere sorpreso, forse avrei dovuto
mostrare indifferenza perché, da qualche parte dentro di me, l’ avevo sempre
saputo...
Lui arriva scortato da un’ infermiera, mi guarda a lungo e
io ricambio il suo sguardo, poi si avvicina e mi saluta. La sua pelle è
abbronzata dopo i giorni di vacanza trascorsi al mare.
“Ciao, Jake”. La sua voce è profonda e grave, non saprei
dire se dal tono mesto o di incoraggiamento.
“ Ciao, Simon” rispondo io, con la voce più piatta che
abbia mai sentito.
“ Mi dispiace.”
Ora ricordo perfettamente i saluti la sera prima che Simon
e Mary se ne andassero in vacanza, i discorsi sul fatto che un suo conoscente
gli aveva parlato di un liceo dove serviva un professore di Letteratura, le
risate prima di separarsi. È stato vedendo quei due allontanarsi che due parole
mi sono balzate in testa: Restauration Party.
Immaginazione. Pazzia. Il confine è stato varcato da una
mente che era stanca della monotonia di tutti i giorni.
Non so più cosa pensare. Quand’ è che il mio cervello ha
cominciato a creare una realtà tutta sua?
Niente, niente di quello che ho vissuto negli ultimi
giorni era reale... dalla morte di Simon all’ esistenza del Restauration Party.
Solo ora mi rendo conto che questo partito immaginario e
le sue imposizioni erano solo il modo di una mente debole e malata per
accettare di non aver mai fatto le cose che mi facevano sentire vivo. È molto
più facile accettarlo, quando hai una serie di leggi rigide che ti dicono cosa
fare. Puoi non approvarle, puoi odiarle, ma comunque quelle leggi ci sono, e
giustificano la tua nullafacenza.
Il ragazzo che scioperava in Flower Square, il detective
Yuleson, la relazione fra Healin e Mary. Tutto, tutto questo era solo un tentativo
di rendere la mia vita vagamente interessante, l’ esplosione di un bisogno
interiore di qualcosa di nuovo, qualcosa che interrompa la routine di tutti i
giorni.
Ho provato a chiamare Susan. Mi ha risposto una donna che
non conoscevo.
« Salve, mi chiamo Jake Norton. Vorrei parlare con Susan,
se è possibile.» ho chiesto.
« Mi dispiace, deve aver sbagliato numero.» mi ha risposto
la donna.
« No, no. Il numero è questo. Era con lei che dovevo
parlare.»
« Mi scusi, non la capisco.»
« Neanche io. Ma le auguro comunque una buona giornata e,
perché no?, un’ intera vita felice.» ho detto, sorridendo come un idiota con la
cornetta del telefono appoggiata contro l’ orecchio.
Lei è rimasta interdetta, poi l’ ho salutata e ho
riattaccato. Ho pianto per giorni. È stato come perdere una persona reale che
amavo davvero. Ma dovevo farlo. Avevo scoperto di essere pazzo: ora non mi
restava che andare fino in fondo per poi riemergere. È stato come togliersi un
dente.
La verità è che io sono un fallito. Ho avuto bisogno del
Restauration Party per far fronte a
questa consapevolezza che da dentro non faceva che divorarmi. Ho avuto bisogno
di questa esplosione finale per capirlo veramente.
Ho avuto bisogno di Susan per riscoprire i miei desideri.
Mi hanno prescritto pillole su pillole. Spero solo di
potermene andare presto da qui. In questi pochi giorni mi sono di nuovo sentito
vivo. Non importa se era falso, se era tutta immaginazione: non stavo così da
anni. Voglio che il cuore mi batta nuovamente come batteva quando immaginavo Susan accanto a me, e noi due seduti
sulle panchine di Jimson Square. Voglio trovare una persona con cui
invecchiare, una persona reale. Voglio meritarmi la felicità.
Da qualche parte, in un mondo che per troppo tempo gli è
sembrato grigio e triste, Jake Norton vive.
Michele Giuli
Mi scuso per il ritardo nella pubblicazione di questo post. Credevo di essere riuscito a programmare la sua pubblicazione automatica, avendo già previsto che questo giovedì sarebbe stato difficile riuscire a connettermi di persona per pubblicarlo, ma il mio tentativo è fallito.
Comunque... siamo giunti alla fine di questo racconto!!! :) Lo cominciai più di un anno fa in un bar a Fermo (FM), mentre aspettavo che arrivasse l'ora di incontrarsi con gli altri membri del gruppo in cui suonavo allora per andare a provare. Il gruppo si chiama Infinito -9 e, se volete, QUI c'è la loro pagina facebook, dove è possibile ascoltare le canzoni registrate in due anni di attività.
Ai tempi, non avendo né una macchina, né la patente per guidarla, dovevo prendere la corriera, facendo un giro assurdo e arrivando con diverso anticipo. Una sera, dopo una cena veloce al solito bar all'inizio del centro storico di Fermo, uscii per fumare una sigaretta e, guardando la strada, mi venne l'ispirazione per le prime righe, che buttai subito giù. Il tempo di arrivare all'annuncio della morte di Simon, e decisi che sarebbe stata la prima storia che avrei scritto per il progetto dell'antologia di racconti a quattro mani iniziato con Lorenzo Vargas, di cui ho parlato nel primo post di questo blog. Il tema è, ovviamente, l'Immaginario, la capacità della mente di creare mondi e realtà paralleli e più o meno alternativi, di inventare nuove storie e persone. E' un'arma a doppio taglio, come scoprirà Jake Norton.
Poco tempo fa, mi è stato fatto notare che questo personaggio condivide il cognome del protagonista di "Fight Club", il quale vive una vicenda simile. Giuro che non mi ricordavo di questo particolare!
Cosa ne pensate di questa storia? Come vi è parso il finale? Avete colto qualche aspetto che magari non avevo considerato mentre la scrivevo (il bello di qualsiasi opera è che può venire interpretata in mille modi, nessuno dei quali è per forza giusto o sbagliato)?
Tutto questo potete scriverlo nei commenti, che sono sempre ben accetti, qualsiasi cosa contengano.
Detto questo, vi ringrazio nuovamente per aver seguito questo blog fino alla fine del primo racconto in esso pubblicato, e vi saluto sperando che continuiate a farlo.
Ci vediamo giovedì prossimo, con un nuovo racconto. Questa volta, posso dirlo in anticipo senza rovinare nessuna sorpresa, il tema di fondo è: l'Amore.
A presto!!! :)
Comunque... siamo giunti alla fine di questo racconto!!! :) Lo cominciai più di un anno fa in un bar a Fermo (FM), mentre aspettavo che arrivasse l'ora di incontrarsi con gli altri membri del gruppo in cui suonavo allora per andare a provare. Il gruppo si chiama Infinito -9 e, se volete, QUI c'è la loro pagina facebook, dove è possibile ascoltare le canzoni registrate in due anni di attività.
Ai tempi, non avendo né una macchina, né la patente per guidarla, dovevo prendere la corriera, facendo un giro assurdo e arrivando con diverso anticipo. Una sera, dopo una cena veloce al solito bar all'inizio del centro storico di Fermo, uscii per fumare una sigaretta e, guardando la strada, mi venne l'ispirazione per le prime righe, che buttai subito giù. Il tempo di arrivare all'annuncio della morte di Simon, e decisi che sarebbe stata la prima storia che avrei scritto per il progetto dell'antologia di racconti a quattro mani iniziato con Lorenzo Vargas, di cui ho parlato nel primo post di questo blog. Il tema è, ovviamente, l'Immaginario, la capacità della mente di creare mondi e realtà paralleli e più o meno alternativi, di inventare nuove storie e persone. E' un'arma a doppio taglio, come scoprirà Jake Norton.
Poco tempo fa, mi è stato fatto notare che questo personaggio condivide il cognome del protagonista di "Fight Club", il quale vive una vicenda simile. Giuro che non mi ricordavo di questo particolare!
Cosa ne pensate di questa storia? Come vi è parso il finale? Avete colto qualche aspetto che magari non avevo considerato mentre la scrivevo (il bello di qualsiasi opera è che può venire interpretata in mille modi, nessuno dei quali è per forza giusto o sbagliato)?
Tutto questo potete scriverlo nei commenti, che sono sempre ben accetti, qualsiasi cosa contengano.
Detto questo, vi ringrazio nuovamente per aver seguito questo blog fino alla fine del primo racconto in esso pubblicato, e vi saluto sperando che continuiate a farlo.
Ci vediamo giovedì prossimo, con un nuovo racconto. Questa volta, posso dirlo in anticipo senza rovinare nessuna sorpresa, il tema di fondo è: l'Amore.
A presto!!! :)
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