di Michele Giuli
Quale sfinge di cemento ed alluminio
scoperchiò loro i crani e divorò i loro cervelli
e l'immaginazione?
(Allen Ginsberg, “Howl”)
Strade, veicoli, luci. Un gigantesco agglomerato di cemento
e asfalto che d’un tratto, calato il sole, si trasformava in un’elettronica
giungla artificiale i cui alberi erano lampioni, cartelloni pubblicitari e
palazzi.
Il centro di quella ragnatela urbana brulicava di persone:
perditempo, artisti di strada, fidanzati e coppie sposate che volevano passare
una serata romantica, preti, prostitute, poliziotti e spacciatori.
La squadra 16, no. In quel momento i suoi membri si
trovavano in periferia, in una di quelle zone dove i condomini raggiungevano a
malapena i cinquanta metri di altezza.
Alexander Sands attivò i reattori e saltò dal tetto di uno
dei suddetti edifici all’inseguimento della figura davanti a lui, che correva a
velocità che un normale umano non avrebbe mai raggiunto. Gli altri agenti erano
parecchi metri dietro di lui.
Sapendo che era inutile provare a seguire lo sconosciuto a
piedi, Sands continuò a volare.
La sua preda si voltò per un brevissimo istante, poi
accelerò. Era difficile dirlo con la poca luce che c’era in quella zona, ma al
tenente parve di vedere il volto di una donna.
“Merda, è un Anthropus!” pensò. Di recente avevano
cominciato a comparire sempre più volte.
La Anthropus saltò da un altro tetto, ma si ritrovò su una
terrazza a cielo aperto. Davanti a lei l’edificio su cui era saltata continuava
ad innalzarsi verso l’alto, sbarrandole la strada. Si guardò intorno senza
trovare vie di fuga e, capendo che non aveva scampo, aprì il libro che si era
portata appresso tutto il tempo ed iniziò a leggerlo.
« Fermati!» le intimò Sands, atterrando meno di un secondo
dopo a pochi passi da lei, ma era troppo tardi. Tolse la sicura alla pistola e
la puntò contro la Anthropus, che sfogliava febbrilmente le pagine del libro,
come se fosse la cosa più importante da fare in quel momento.
« Posa quel libro!» ordinò il tenente, mettendo in quelle
parole tutta la ferocia che poté trovare dentro di se.
Lentamente, la Anthropus alzò lo sguardo dalle pagine e si
voltò verso di lui, che trattenne il fiato. Qualcosa si condensò nell’occhio
destro artificiale del robot e le colò lungo la guancia. Sands ci mise un
attimo a realizzare che si trattava di una lacrima.
« Il padre sospira, trincerandosi dietro il sorriso dolente
che lo segue nella vita.» lesse la Anthropus, piangendo. La sua voce era
tremula, spaventata... umana.
Sands rabbrividì. Autosimulazione!
« Poco dopo, figure evanescenti, padre e figlio si
confondono tra la folla delle ramblas...» continuò la Antrhopus. « mentre l’
eco dei loro passi si perde per sempre nell’ ombra del ven...»
Il proiettile la centrò sulla testa, che esplose lasciando
scoperto un mucchio di tubi che grondava di simil-sangue.
« Cosa cazzo aspettavi?» sbraitò Harvey Jenkins, atterrato
poco prima dietro di lui, la pistola ancora fumante in mano. « Sapevi benissimo
che ormai il sistema di autosimulazione era entrato in funzione! Gli ordini sono
chiari!»
« Stava piangendo...» mormorò Sands, ancora scioccato. « Per
un attimo mi era sembrata quasi... come noi.»
Harvey rigirò con un piede la carcassa inerme
dell’Anthropus.
« Sanno camuffarsi bene, questi bastardi.» commentò senza
prestargli ascolto.
La ricetrasmittente di Sands squillò.
« Qui Sands.» rispose il tenente.
« Sands! Avete catturato il ladro?» domandò dall’altro capo
della linea John Simkins, il suo superiore.
« Affermativo.» rispose Sands, analizzando il relitto.
Rabbrividì, realizzando che a vedere quell’ammasso di circuiti e chip, la prima
parola che gli era venuta in mente era “cadavere”.
« La fuggiasca è una Anthropus di serie AF549. È morta.»
aggiunse.
« Come mai?»
« Il sistema di autosimulazione era stato attivato prima che
riuscissimo a fermarla. Non avevamo altra scelta.»
« Una seccatura di meno, ora come ora abbiamo cose più
importanti a cui pensare.»
« Cosa è successo, capo?» domandò Sands.
Simkins glie lo disse.
Harvey osservò il volto di Sands sbiancare.
« Siamo in un mare di merda, Jenkins.» mormorò il tenente fissando il
simil-sangue che continuava a colare dal corpo della Anthropus.Questa settimana abbiamo un tentativo di racconto fantascientifico. Mi è stato detto che questo prologo fa molto "Blade Runner", spero che il seguito faccia emergere un po' di differenze, visto che questo racconto fa parte di un progetto più grande che, pur avendo delle ambientazioni in comune con il racconto di Dick e con il film, mira a toccare temi un po' diversi, o comunque a trattarli in modo diverso. Che ve ne pare, finora?
Per il seguito, ci vediamo la prossima settimana!!!
Nessun commento:
Posta un commento