di Michele Giuli
Era un pomeriggio di novembre, e io mi trovavo fuori dall’
entrata della libreria universitaria dove andavo sempre, accasciato a terra, a
piangere tutte le mie lacrime. Seduto contro una parete, scosso dai singulti,
un braccio a coprire gli occhi rossi e lucidi, tenevo nella mano libera due
pagine di quaderno spiegazzate: la lista dei libri da comprare per quel
semestre.
Mi concessi qualche secondo in più per versare le ultime
lacrime rimaste, poi mi feci coraggio e mi alzai. Guardai per un attimo l’
entrata della libreria, poi sospirai e mi decisi ad entrare, quando ad un certo
punto una strana forza mi bloccò la gamba sinistra. Sentii qualcosa muoversi
nella tasca dei pantaloni.
« Non farlo, mi sventreranno!» gridò una vocina acuta e
squillante, mentre la cosa nei miei jeans faceva di tutto per spingere la mia
gamba nella direzione opposta all’ entrata della libreria.
Io ricominciai a piangere e tentai di bloccare la cosa con
entrambe le mani, cercando nel contempo di liberare la gamba da quell’ energia
misteriosa.
« Devo farlo!» gridai disperato, mentre diversi passanti si
fermavano ad osservare la scena. « Non è colpa mia!».
« Non farlo! Non voglio! Sono stato appena riempito!»
« Mi dispiace!» singhiozzai, mentre la cosa spingeva più
forte che mai contro la fessura della mia tasca, tentando con tutte le sue
forze di divincolarsi dalla mia presa.
« Basta, io me la squaglio!» esclamò il mio portafogli, e
con un’ ultima mossa scivolò sotto le mie mani e si librò in volo, fuggendo
lontano da me, verso la libertà.
Mi svegliai di soprassalto, e mi ritrovai in camera mia,
nell’ appartamento che condividevo con Marco Larani e Lorenzo Astolfi. Fissai
il soffitto per svariati minuti, pensando con la più totale convinzione che, se
fossi stato credente, avrei potuto usare il fatto che al mondo ci sono quei
posti chiamati “copisterie” come argomentazione a favore dell’ esistenza di un
Dio buono e giusto. Mi dispiaceva dover tradire così il mio libraio, anche
perché non era colpa sua se certi libri costavano tanto, ma se quel semestre
avessi avuto la faccia di spendere cifre così alte come quelle che avevo
ottenuto sommando i prezzi dei testi da studiare, in così poco tempo, non me lo
sarei mai perdonato. Mi piangeva il cuore al pensiero.
Smisi di pensare a queste cose, e guardai l’ orologio. Erano
le sette del mattino. Non mi andava di rimettermi a dormire, così mi vestii,
presi il portatile sulla scrivania e lo misi nella sua borsa. Fissai per un
attimo il portafogli sul comodino accanto al mio letto, ma non dette segni di
vita. Lo presi e me lo infilai in tasca, poi uscii per andare a fare colazione.
Il racconto di questo giovedì è molto breve. Più che di un racconto, si tratta del prologo ideale di un romanzo ambientato a Macerata che sto progettando. Si tratta di un progetto vecchio di un paio d'anni, che è rimasto a vegetare nella mia mente (inizialmente doveva trattarsi di un horror) fino a qualche mese fa, quando fu partorita questa prima scena, presa a sua volta da un'altra idea che a sua volta era rimasta riposta nel cassetto della memoria per parecchio tempo, per poi venire alla luce in questa forma. Dopo averla scritta, e aver ideato diverse altre scene, ho deciso che la vecchia idea di farne un romanzo horror non andava più bene, e non so ancora dire con certezza di che genere sarà il risultato finale. Che ne pensate?
Come al solito, per commenti, considerazioni e insulti c'è l'apposito box dei commenti qui sotto.
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Ci vediamo giovedì prossimo, con un nuovo racconto. Per quelli di voi che bazzicano quel di Macerata, ci sarà anche un evento particolare, la settimana prossima. Ricordo inoltre che chi volesse passare una piacevole e leggera ora e mezza è caldamente invitato a venire al Teatro Velluti di Corridonia (MC) questa domenica alle cinque del pomeriggio, dove la compagnia teatrale di cui faccio parte inscenerà QUESTO SPETTACOLO.
Alla prossima! :)
---MICHELE GIULI---
ma... per caso il sogno l'hai fatto veramente?? LOL
RispondiEliminaNo, ma mi è stato ispirato da una scena di vita vissuta. XD
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