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domenica 22 giugno 2014

Il Drago Consiglia... "The Normal Heart" di Ryan Murphy



Ryan Murphy e la HBO uniscono le forze in questa rappresentazione cinematografica dello spettacolo teatrale di Larry Kramer. 
È il 1981, e lo scrittore Ned Weeks, omosessuale dichiarato, ma inviso alla maggior parte della popolazione gay per le sue posizioni contrarie alla rivoluzione sessuale e alla promiscuità che vede intorno a lui, raggiunge degli amici per una vacanza. Durante una passeggiata in spiaggia, il suo amico Craig si sente male, e comincia ad accusare i sintomi di una strana malattia di cui, finora, sono stati contati solo 41 membri. Si tratta di una strana forma di cancro, e sembra che i soli casi noti siano stati riscontrati in omosessuali. Per paura di averlo contratto a sua volta, Ned si reca dalla dottoressa Emma, una donna costretta sulla sedia a rotelle dalla poliomielite, che ha in cura la maggior parte dei soggetti infetti. Emma gli spiega che sembra che questa malattia, caratterizzata da perdita di peso, gonorrea e la comparsa di macchie sempre più vistose lungo tutto il corpo, sembra distruggere il sistema immunitario dei portatori, facendoli morire per malattie che non farebbero del male ad un bambino. Suggerisce anche che ci sia la rara possibilità che si trasmetta attraverso rapporti sessuali. È la prima volta che si sente parlare dell’AIDS.
Ned comincia ad informarsi, e cerca di mettere insieme tutti i suoi contatti, poiché nessuno sembra interessarsi a questo problema: si è diffusa, infatti, la convinzione che questa malattia venga contratta dai gay, che in qualche modo però diventano infetti e da evitare ancora di più. Qualcuno comincia a dire che sia la punizione di Dio per l’omosessualità. Il comune di New York, e in seguito il governo, ignoreranno del tutto le richieste di aiuto da parte della comunità gay fino al 1986.
Nel frattempo, il nuovo amore di Ned contrae l’AIDS, rendendo lo scrittore ancora più impaziente (e incline a commettere errori) di riuscire nella sua battaglia: far conoscere la faccenda, ispirare ricerche in proposito, cercare delle cure.

Il film presenta alcuni dei tratti tipici delle produzioni di Ryan Murphy, che qui copre il ruolo di regista, come il ritmo veloce dei dialoghi. L’atmosfera allegra e un po’ sbarazzina delle sue serie, invece, scompare del tutto in favore di lunghe inquadrature delle macchie sui corpi dei portatori di AIDS, scene struggenti e accorate, nostalgia e riflessioni. La sensazione che si prova a vedere questo cambiamento di stile è simile a quella che si prova quando si vede Jim Parsons, che almeno io ho imparato a conoscere come Sheldon Cooper, interpretare un ruolo drammatico in questo film (e farlo più che bene).
Il film ha una partenza che avrei preferito introducesse meglio alcuni personaggi (come quello interpretato da Parsons, appunto) e situazioni, invece che lasciare gli approfondimenti alla seconda parte, dove comunque si rischia di arrivare confusi riguardo agli inizi. Quando Parsons compare per la prima volta lo si vede in due battute lampo nelle quali a malapena è inquadrato, e rimani lì a chiederti “E questo chi è?”. Stesso per un altro personaggio che compare dal nulla, e nel resto del film viene inquadrato una volta ogni tanto anche se non capisci cosa ci stiano veramente dicendo le telecamere. A parte questa partenza che mi ha un po’ deluso, questo film mi ha fatto appassionare e riflettere, e ve lo consiglio. 
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