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domenica 4 maggio 2014

Il Drago Consiglia... "Il Seggio Vacante", di J.K. Rowling

Tutto sembra andare liscio come l’olio nel paesino di Pagford, finché il consigliere parrocchiale Barry Fairbrother non muore improvvisamente, lasciando un seggio vacante nel consiglio che proprio ora deve dibattere di questioni importanti come la possibilità di chiudere un centro di intossicazione dalla cui presenza dipende il destino di una famiglia, i Weedon, invisi alla maggior parte della popolazione. La morte di Barry, personaggio che riusciva a unire e a far convivere in un modo o nell’altro tutti gli abitanti di Pagford, scatena un putiferio: per dovere familiare o per sentimento, i vari abitanti del paese cominciano si candidano per occupare il posto rimasto vuoto nel consiglio. Rancori nascosti, ricordi, problemi celati: tutto questo viene alla luce facendo crollare il castello di carte creato dagli abitanti di Pagford per mascherare il loro odio preciso. In questo scenario, emergono le storie dei singoli personaggi, tutti così unici e perfettamente descritti, che a farne un breve elenco ci vorrebbero pagine.
Solo una catastrofe potrà porre fine a questa guerra che, pur avvenendo all’interno di un paesino talmente piccolo da essere governato dal consiglio parrocchiale, viene considerata di grande importanza da ognuno e fatta sembrare un evento molto più mastodontico di quello che è. Forse è proprio per questo che le conseguenze che si vedranno nel finale saranno realmente importanti per i personaggi.

Questo romanzo non è solo una droga, come i libri di Neil Gaiman. E’ una relazione amorosa, passionale come poche cose. Dapprima ti fa avvicinare ai suoi personaggi e alle loro piccole storie, personaggi normali, storie comuni... poi te ne fa innamorare, e ti ritrovi a tifare per alcuni di loro, a gridare dentro di te: “No! Stai facendo una cazzata”, a ghignare ferocemente alle quattro del mattino quando Parminder perde la pazienza davanti ad Howard Mollison e gli rende pan per focaccia, a seguire con la massima attenzione Andrew Price che fa in bicicletta una strada in discesa solo perché lì c'è la casa della ragazza di città di cui è innamorato, sperando che ella lo noti. Questo romanzo ti fa rimanere scioccato quando succedono gli eventi più brutti della narrazione, ti lascia senza parole, ti fa piangere all’epilogo mentre ti trovi in un ostello a Manchester e un ospite indiano ti guarda insospettito.
Scordatevi Harry Potter. Lo stile usato dalla Rowling in questo romanzo è molto più maturo (e lo dico a malincuore, perché adoro Harry Potter). “Il Seggio Vacante” ti sbatte in faccia senza tanti complimenti le brutture che trova nella storia, ti sciocca, a volte è come uno schiaffo. Ma allo stesso tempo, ti intenerisce quando vede qualcosa di bello o commovente, ti tocca quando c’è una scena toccante, ti fa arrabbiare quando bisogna arrabbiarsi e sospirare di sollievo quando qualcosa va per il verso giusto. Ancora più importante, ti fa molto riflettere. Ti fa riflettere tanto, ma tanto, ma tanto.
Alcuni lo hanno criticato, ma la seconda opera di un autore (se vogliamo considerare i libri di Harry Potter come un’unica opera) è sempre quella più sfortunata, perché che sia diversa dalla prima o identica, alla critica non importerà: ci sarà sempre qualcuno che ti accuserà di aver tradito i tuoi lettori per aver fatto l’una o l’altra cosa (grazie, Giuseppe Culicchia, per questa perla di saggezza). Dal mio punto di vista, “Il seggio vacante” è un’opera straordinaria, che merita di essere letta.
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