Oggi è il turno di un vecchio racconto breve che scrissi ormai due anni e mezzo fa. A rileggerlo ora non riesco a contare le differenze che intercorrono fra la notte in cui lo scrissi e oggi. In due anni, tutto intorno a me e in me è cambiato (in un modo che mi piace, per fortuna). Nonostante questi cambiamenti, resta un racconto valido, che a suo tempo spedii al concorso Subway e che mi ha anche dato l'ispirazione per una canzone. Al Subway non lo hanno considerato, diamogli una possibilità su questo blog.
Buona Lettura!!!
Quando sono nato, l’albero era già in cima alla collina. Era
gigantesco, e i suoi rami si innalzavano verso il cielo in uno spasmo di vita.
Era un albero solitario, come un uomo che vive da solo,
senza bisogno di nessuno. La collina era diventata una sorta di luogo sacro per
tutti noi. Quel posto aveva un che di magico, e da lì era facile cadere in
preda all’ estasi mistica davanti alla bellezza del paesaggio.
Al crepuscolo, dovunque ti trovavi, potevi vedere l’ albero
stagliarsi contro la luce del sole calante. In quei momenti, sembrava di
guardare un dipinto di Friedrich: la luce creava un contrasto naturale fra
quella pianta e il cielo, che si colorava di rosso e arancione.
In un certo senso, era un albero malinconico: quando lo
guardavi, cadevi immancabilmente in uno stato di meditazione, in cui per un
momento potevi sentire chiaramente di essere una parte del Tutto.
Questa era una cosa di cui eravamo tutti consapevoli giù in
paese, sebbene non ne facessimo mai parola con nessuno. Era una consapevolezza
che sentivi venire dal profondo.
Ogni sera, al tramonto, che fosse estate o inverno, vedevamo
quella donna seduta in cima alla collina con la schiena contro il tronco.
Non sapevamo da dove venisse: probabilmente da uno dei paesi
vicini, ipotizzavamo. Lei e l’albero erano collegati, in un certo senso.
Pochi minuti dopo che il sole era scomparso del tutto oltre
l’orizzonte, lei si alzava e se ne andava via.
Il fatto ci incuriosiva molto, e ogni tanto qualcuno provava
a farle compagnia. Lei si sedeva accanto alla persona di turno, e faceva
discorsi sulla bellezza di quel posto, o recitava poesie che nessuno aveva mai
sentito prima di allora. Se le domandavi chi era, ti rispondeva in modo
enigmatico, e si rifiutava di dare informazioni più precise. « Come vuoi che mi
chiami?» chiedeva. « Da dove vuoi che io venga?». In molti, a sentirci
rispondere così da qualcun altro, ci saremmo irritati, ma con lei non successe
mai. Era una stranezza che le perdonavamo con tranquillità.
Mi piaceva molto guardare il tramonto con lei. Era bella
come un angelo, e alternava fasi di allegria e gentilezza a momenti di
enigmaticità e di quella serietà di coloro che praticano la meditazione. In
pratica, era un mistero. Con lei ridevo delle cose più banali, e un momento
dopo la vedevo cadere in uno stato di profonda contemplazione. Sentivo che il suo amore per quel posto era
così forte che avrei potuto toccarlo con mano.
« La senti?» mi disse una volta. « La vita di quest’ albero,
intendo.»
« Sì.» risposi io, sussurrando. Era una cosa che non potevo
sentire appieno... era poco più che una sensazione, ma capivo perfettamente
cosa intendeva. Percepivo qualcosa che pervadeva l’ albero, come un Flusso di
energia, quando mi trovavo in quel posto. Quella pianta aveva una bellezza
tutta sua, sembrava magica come la collina dove si trovava.
Ricordo un episodio strano che avvenne molti anni fa: il
sole era appena tramontato, e io mi trovavo davanti all’uscio di casa mia.
Prima di entrare mi soffermai davanti alla porta e mi voltai per guardare la
collina.
Lei era ancora lì, e si stagliava contro l’orizzonte.
Ad un certo punto, una folata di vento improvviso fece
cadere alcune foglie dai rami dell’albero. Una strana emozione selvaggia mi
pervase, e provai un brivido di estasi. Sentivo che quello era lo spettacolo
più bello al quale avessi mai assistito, una visione che raccoglieva tutta la
bellezza del mondo.
Lei si voltò, ed io compresi: anche da quella distanza che stava fissando me.
Quegli occhi... quei capelli castani simili a rami che le
cadevano lungo la schiena...e quella primordialità così intensa che incantava chiunque e al contempo ispirava rispetto!
In un misto di paura e ammirazione, capii che lei non era
umana.
Passavano gli anni, ma io continuavo ad andare
frequentemente sulla collina a tenerle compagnia. A volte rimanevamo entrambi
in silenzio, eppure quando me ne andavo sentivo di aver fatto la chiacchierata
più interessante della mia vita.
Non mi disse mai niente su di lei, e non gliene feci una
colpa, specialmente dopo quello che avevo capito sul suo conto.
Quando salivo in cima alla collina, mi sembrava di poter
sentire l’albero respirare. No! Non respirava: c’era qualcosa dentro di Lui
che vibrava!
Poi, un giorno, seppi che a breve quell’albero sarebbe
stato abbattuto per permettere la costruzione di una nuova strada che doveva
passare per quel punto. Mi indignai come mai avevo fatto in vita mia. La sola
idea mi faceva ribrezzo! Era una blasfemia!
Quando, qualche sera dopo, tornai sotto le fronde dell’albero, lei era sempre lì.
Parlò molto con me, quella sera, e passammo il tempo ridendo
e scherzando. Infine, lei si alzò e mi salutò dicendo: « Fra un po’ dovrò
andarmene. Il mio tempo qui è passato.»
« Perché dici questo?» esclamai io, sconcertato.
Sì alzò e guardò l’ orizzonte, dicendo: « Addio. Il mio intento era di farvi vedere come tutto sia vivo e bello, ed ora è tempo che me ne
vada.»
Sorrise, e aggiunse: « Mi è piaciuto molto passare questi
pomeriggi con te, comunque.»
« Chi sei?» domandai.
Lei mi guardò con benevolenza e disse: « Io sono una
manifestazione di quell’esplosione di vita che unisce il Tutto in un unico Uno.»
Spalancò le braccia, e il vento iniziò a soffiare. Sotto i
miei occhi, si trasformò in un mucchio di foglie e fili d’erba che volarono
via, lasciandomi solo e stupefatto.
Pochi giorni dopo, l’albero fu abbattuto. Provai un forte
dolore quando ciò accadde.
Quella notte, non riuscii a dormire. Mi giravo e mi rigiravo
nel letto, e alla fine decisi di andare a cercare qualcosa da mettere sotto i
denti. Passai davanti ad una finestra dalla quale si poteva vedere la collina.
Mi bloccai, non credendo ai miei occhi. Lei era lì!
Camminava da sola nella notte, illuminata dalla luce della luna crescente.
Sembrava che stesse cercando qualcosa...
Corsi di fuori, deciso ad arrivare fino alla collina per
raggiungerla, ma non feci in tempo ad uscire di casa, che era sparita.
Non ho mai raccontato a nessuno cosa è successo in cima alla
collina, né quello che vidi quella notte.
Per un po’ di tempo, Lei continuò a manifestarsi. Di tanto
in tanto, qualcuno giurava di averla vista vagare nei dintorni del paese. Ogni
volta, stando ai racconti, lei sorrideva al protagonista di turno e lo salutava
allegramente.
Anche a me è capitato di rivederla una o due volte, e ogni
parola che scambiavo con lei dava gioia al mio cuore.
Ogni tanto torno in quel posto. Ora i miei capelli sono
bianchi, e la mia pelle rugosa, ma ogni volta provo le stesse emozioni di anni
fa, quando l’albero c’era ancora e ad ogni tramonto lei appariva
improvvisamente, risalendo il lato opposto della collina, col suo passo lento e
delicato. Ogni volta, sento una preghiera sorgermi spontanea dal cuore, e
lentamente sussurro semplicemente:
« Madre Terra...»
Ora, al posto dell’ albero c’è una strada circondata dal
verde dove sfrecciano le macchine. Ai suoi bordi hanno piantato qualche
cespuglio.
Tuttavia, se vi capita di passare per quel luogo, prestate
attenzione a ciò che provate.
Da sotto l’asfalto sbucano dei germogli, frammenti di una
forza vitale che non può essere coperta dal catrame.
Dove un tempo c’era l’albero, è ancora percepibile quel
richiamo alla vita e alla gioia che caratterizzava quel posto magico. E, se
state attenti, potrete sentire una Voce che vi sussurra dolcemente nell’orecchio, in mezzo al fruscio delle foglie ai bordi della strada.
Michele Giuli