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domenica 15 giugno 2014

Canzone: "Twilight Thoughts"

NOTIZIONA: oggi su questo blog si pubblica QUALCOSA DI ORIGINALE! OHMMIODDIO, QUANTO TEMPO ERA CHE NON PUBBLICAVO ALTRO CHE RECENSIONI?!?

Nello specifico, oggi voglio condividere con voi una canzone che scrissi tre anni fa, dapprima ispirandomi alla sensazione che tento di evocare nel racconto "La Donna in cima alla Collina" (che è già stata pubblicata su questo blog e su megameron, e che potete leggere QUI), poi alla bellezza dei paesaggi delle campagne maceratesi. Ho realizzato un piccolo video e l'ho messo su youtube. Come per le altre canzoni che ho pubblicato su soundcloud, purtroppo per ora c'è solo la versione realizzata al computer. Non appena trovo 100 euro, sarà probabilmente la prima canzone che registrerò in quanto è la più semplice, fra quelle che ho già pronte, per facilità d'esecuzione e praticabilità (bastano due chitarre e una tastiera). Nel frattempo, oltre a lavorare al romanzo, sto arrangiando le parti di un piccolo omaggio musicale alla città di Manchester (e lì sì che saranno lacrime per registrarla).
Per adesso, spero che "Twilight thoughts" vi piaccia.
Alla prossima settimana!


venerdì 22 novembre 2013

Racconto: "La Donna in cima alla collina", di Michele Giuli

Oggi è il turno di un vecchio racconto breve che scrissi ormai due anni e mezzo fa. A rileggerlo ora non riesco a contare le differenze che intercorrono fra la notte in cui lo scrissi e oggi. In due anni, tutto intorno a me e in me è cambiato (in un modo che mi piace, per fortuna). Nonostante questi cambiamenti, resta un racconto valido, che a suo tempo spedii al concorso Subway e che mi ha anche dato l'ispirazione per una canzone. Al Subway non lo hanno considerato, diamogli una possibilità su questo blog.
Buona Lettura!!!



Quando sono nato, l’albero era già in cima alla collina. Era gigantesco, e i suoi rami si innalzavano verso il cielo in uno spasmo di vita.
Era un albero solitario, come un uomo che vive da solo, senza bisogno di nessuno. La collina era diventata una sorta di luogo sacro per tutti noi. Quel posto aveva un che di magico, e da lì era facile cadere in preda all’ estasi mistica davanti alla bellezza del paesaggio.
Al crepuscolo, dovunque ti trovavi, potevi vedere l’ albero stagliarsi contro la luce del sole calante. In quei momenti, sembrava di guardare un dipinto di Friedrich: la luce creava un contrasto naturale fra quella pianta e il cielo, che si colorava di rosso e arancione.
In un certo senso, era un albero malinconico: quando lo guardavi, cadevi immancabilmente in uno stato di meditazione, in cui per un momento potevi sentire chiaramente di essere una parte del Tutto.
Questa era una cosa di cui eravamo tutti consapevoli giù in paese, sebbene non ne facessimo mai parola con nessuno. Era una consapevolezza che sentivi venire dal profondo.
Ogni sera, al tramonto, che fosse estate o inverno, vedevamo quella donna seduta in cima alla collina con la schiena contro il tronco.
Non sapevamo da dove venisse: probabilmente da uno dei paesi vicini, ipotizzavamo. Lei e l’albero erano collegati, in un certo senso.
Pochi minuti dopo che il sole era scomparso del tutto oltre l’orizzonte, lei si alzava e se ne andava via.
Il fatto ci incuriosiva molto, e ogni tanto qualcuno provava a farle compagnia. Lei si sedeva accanto alla persona di turno, e faceva discorsi sulla bellezza di quel posto, o recitava poesie che nessuno aveva mai sentito prima di allora. Se le domandavi chi era, ti rispondeva in modo enigmatico, e si rifiutava di dare informazioni più precise. « Come vuoi che mi chiami?» chiedeva. « Da dove vuoi che io venga?». In molti, a sentirci rispondere così da qualcun altro, ci saremmo irritati, ma con lei non successe mai. Era una stranezza che le perdonavamo con tranquillità.
Mi piaceva molto guardare il tramonto con lei. Era bella come un angelo, e alternava fasi di allegria e gentilezza a momenti di enigmaticità e di quella serietà di coloro che praticano la meditazione. In pratica, era un mistero. Con lei ridevo delle cose più banali, e un momento dopo la vedevo cadere in uno stato di profonda contemplazione.  Sentivo che il suo amore per quel posto era così forte che avrei potuto toccarlo con mano.
« La senti?» mi disse una volta. « La vita di quest’ albero, intendo.»
« Sì.» risposi io, sussurrando. Era una cosa che non potevo sentire appieno... era poco più che una sensazione, ma capivo perfettamente cosa intendeva. Percepivo qualcosa che pervadeva l’ albero, come un Flusso di energia, quando mi trovavo in quel posto. Quella pianta aveva una bellezza tutta sua, sembrava magica come la collina dove si trovava.
Ricordo un episodio strano che avvenne molti anni fa: il sole era appena tramontato, e io mi trovavo davanti all’uscio di casa mia. Prima di entrare mi soffermai davanti alla porta e mi voltai per guardare la collina.
Lei era ancora lì, e si stagliava contro l’orizzonte.
Ad un certo punto, una folata di vento improvviso fece cadere alcune foglie dai rami dell’albero. Una strana emozione selvaggia mi pervase, e provai un brivido di estasi. Sentivo che quello era lo spettacolo più bello al quale avessi mai assistito, una visione che raccoglieva tutta la bellezza del mondo.
Lei si voltò, ed io compresi: anche da quella distanza che stava fissando me.
Quegli occhi... quei capelli castani simili a rami che le cadevano lungo la schiena...e quella primordialità così intensa che incantava chiunque e al contempo ispirava rispetto!
In un misto di paura e ammirazione, capii che lei non era umana.
Passavano gli anni, ma io continuavo ad andare frequentemente sulla collina a tenerle compagnia. A volte rimanevamo entrambi in silenzio, eppure quando me ne andavo sentivo di aver fatto la chiacchierata più interessante della mia vita.
Non mi disse mai niente su di lei, e non gliene feci una colpa, specialmente dopo quello che avevo capito sul suo conto.
Quando salivo in cima alla collina, mi sembrava di poter sentire l’albero respirare. No! Non respirava: c’era qualcosa dentro di Lui che vibrava!

Poi, un giorno, seppi che a breve quell’albero sarebbe stato abbattuto per permettere la costruzione di una nuova strada che doveva passare per quel punto. Mi indignai come mai avevo fatto in vita mia. La sola idea mi faceva ribrezzo! Era una blasfemia!
Quando, qualche sera dopo, tornai sotto le fronde dell’albero, lei era sempre lì.
Parlò molto con me, quella sera, e passammo il tempo ridendo e scherzando. Infine, lei si alzò e mi salutò dicendo: « Fra un po’ dovrò andarmene. Il mio tempo qui è passato.»
« Perché dici questo?» esclamai io, sconcertato.
Sì alzò e guardò l’ orizzonte, dicendo: « Addio. Il mio intento era di farvi vedere come tutto sia vivo e bello, ed ora è tempo che me ne vada.»
Sorrise, e aggiunse: « Mi è piaciuto molto passare questi pomeriggi con te, comunque.»
« Chi sei?» domandai.
Lei mi guardò con benevolenza e disse: « Io sono una manifestazione di quell’esplosione di vita che unisce il Tutto in un unico Uno.»
Spalancò le braccia, e il vento iniziò a soffiare. Sotto i miei occhi, si trasformò in un mucchio di foglie e fili d’erba che volarono via, lasciandomi solo e stupefatto.
Pochi giorni dopo, l’albero fu abbattuto. Provai un forte dolore quando ciò accadde.

Quella notte, non riuscii a dormire. Mi giravo e mi rigiravo nel letto, e alla fine decisi di andare a cercare qualcosa da mettere sotto i denti. Passai davanti ad una finestra dalla quale si poteva vedere la collina.
Mi bloccai, non credendo ai miei occhi. Lei era lì! Camminava da sola nella notte, illuminata dalla luce della luna crescente. Sembrava che stesse cercando qualcosa...
Corsi di fuori, deciso ad arrivare fino alla collina per raggiungerla, ma non feci in tempo ad uscire di casa, che era sparita.
Non ho mai raccontato a nessuno cosa è successo in cima alla collina, né quello che vidi quella notte.
Per un po’ di tempo, Lei continuò a manifestarsi. Di tanto in tanto, qualcuno giurava di averla vista vagare nei dintorni del paese. Ogni volta, stando ai racconti, lei sorrideva al protagonista di turno e lo salutava allegramente.
Anche a me è capitato di rivederla una o due volte, e ogni parola che scambiavo con lei dava gioia al mio cuore.
Ogni tanto torno in quel posto. Ora i miei capelli sono bianchi, e la mia pelle rugosa, ma ogni volta provo le stesse emozioni di anni fa, quando l’albero c’era ancora e ad ogni tramonto lei appariva improvvisamente, risalendo il lato opposto della collina, col suo passo lento e delicato. Ogni volta, sento una preghiera sorgermi spontanea dal cuore, e lentamente sussurro semplicemente:
« Madre Terra...»
Ora, al posto dell’ albero c’è una strada circondata dal verde dove sfrecciano le macchine. Ai suoi bordi hanno piantato qualche cespuglio.
Tuttavia, se vi capita di passare per quel luogo, prestate attenzione a ciò che provate.
Da sotto l’asfalto sbucano dei germogli, frammenti di una forza vitale che non può essere coperta dal catrame.
Dove un tempo c’era l’albero, è ancora percepibile quel richiamo alla vita e alla gioia che caratterizzava quel posto magico. E, se state attenti, potrete sentire una Voce che vi sussurra dolcemente nell’orecchio, in mezzo al fruscio delle foglie ai bordi della strada.




Michele Giuli
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