Quello stesso giorno ci fu l'alluvione di Genova. Ricordo che giravano voci su quella città in treno, ma non seppi niente finché non arrivai. A Fiano, i successivi quattro giorni furono caratterizzati da pioggia costante, al punto che quando tornai a casa sentii la mancanza del ticchettio della pioggia sul tetto di casa e quando andai a scrivere al bar bastarono pochi passi sotto la pioggia per ottenere l'effetto doccia, e per sicurezza non solo misi il computer in borsa, ma lo avvolsi in pigiami e vestiti per essere certo che fosse l'ultima cosa a bagnarsi.
Quei quattro giorni mi bastarono a leggere quasi d'un fiato "Quando cadrà la pioggia tornerò" nell'ombra della mia stanza sulla mansarda, e vi furono momenti nei quali arrivai molto vicino a piangere dalla commozione (il che in sé non vuol dire molto: in certi momenti, ho la lacrima molto ma molto facile). Il ritorno fu invece caratterizzato da "Eureka Street", ma questa è un'altra storia... passiamo al romanzo.
Il romanzo si apre con il discorso di un padre che tenta di
raccontare l’aldilà al figlio presentandolo come il pianeta Archivio, dove i
morti vivono e scrivono la storia della loro vita.
Questo padre, Takumi, è un ventottenne rimasto vedovo da
quasi un anno, che dopo la morte prematura della moglie Mio cerca di crescere
come può il figlio di cinque anni, Yuji. Nonostante tutti i suoi sforzi, però,
non riesce a respingere il senso di inadeguatezza che prova nei confronti non
solo di questo compito gravoso ma della vita in generale. Takumi è infatti, per
sua stessa ammissione, uno di quei personaggi che se si ritrovassero in balia
della selezione naturale morirebbero in men che non si dica. È un uomo esile,
dalla salute debole, complessato e pieno di paure e incertezze.
Piccolo particolare: poco prima della sua morte, Mio aveva
promesso a Takumi che alla prossima stagione delle piogge sarebbe tornata da
lui e dal piccolo Yuji per vedere come se la cavavano.
È passato quasi un anno dalla morte di Mio, Takumi non si è
ancora ripreso e si trascina per la vita distrutto dal dolore costante. Decide,
spronato da un professore che incontra spesso al parco, di mettere tutti i
ricordi che ha di Mio in un romanzo, e sembra trovare un po’ di sollievo.
A questo punto incominciano a delinearsi i toni surreali del
romanzo. Durante una gita in bicicletta con Yuji, Takumi trova una donna uguale
in tutto e per tutto a Mio sdraiata contro la parete di una vecchia fabbrica
abbandonata. La donna non ha memoria, e Takumi pensa si tratti di un fantasma.
Decide quindi di non rivelarle della sua morte, e la porta a casa con sé e
Yuji.
Mio riporta un po’ d’ordine nella loro abitazione e, a
rilento, si ristabilisce l’atmosfera familiare perduta con la sua morte. Di
pari passo con la scrittura del suo romanzo, Takumi le racconta la loro storia,
rivivendola a sua volta, e anche se non ha mai smesso di amarla, è come se tutto stesse ricominciando da capo. Ma ormai la stagione delle piogge sta per finire...
Questo romanzo è arrivato molto vicino a farmi piangere, non fosse stato per il modo in cui viene spiegata la ricomparsa
di Mio. A mio avviso, sarebbe stato meglio se l’autore avesse lasciato tutto
non spiegato, evitando così di smorzare i toni toccanti raggiunti alla fine del
libro.
Detto questo, mi è piaciuto molto, e lo consiglio volentieri.Qui termina la puntata settimanale di "Il Drago consiglia...", ci vediamo domenica per una nuova recensione. Inoltre, domani (o dovrei dire oggi, visto che mezzanotte è passata) questo blog compie due mesi. Aspettatevi sorprese per festeggiare.
Giovedì, inoltre, riprenderà la pubblicazione di "Un frullato per farti bella". Mi dispiace di aver saltato l'appuntamento di giovedì, ma proprio non era possibile fare altrimenti. Questo blog mi sta facendo scontrare sempre più contro le scadenze, ma bene o male ci sto prendendo mano (si spera), e forse ho capito come funziona quella bellissima cosa chiamata "pianificazione post".
A domani/oggi XD!!!
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