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giovedì 5 settembre 2013

Racconto: "Il profumo della felicità" - parte 3



Il giorno dopo, finito il suo turno lavorativo, si fece una doccia ed uscì per camminare un po’. Il cielo era sereno quel pomeriggio e l’ aria aveva cominciato a farsi più calda. Di conseguenza, chiunque avesse un po’ di tempo libero era per strada.
Camminando senza meta, si ritrovò a passare vicino alla via dove Simon aveva vissuto fino a poco tempo prima.
« Signor Norton!» lo chiamò il detective Yuleson, apparso chissà come a meno di due metri da lui.
« Salve.» lo salutò Jake. « Si gode anche lei il bel pomeriggio.»
« Mi piacerebbe.» disse Yuleson, scotendo il capo. « In realtà sono venuto qui per lavoro.»
Jake annuì in silenzio.
« Avete scoperto qualcosa?»
« Direi proprio di sì. La pista dell’ omicidio diventa ogni giorno più probabile.»
« Posso chiederle perché?» domandò Jake, che aveva perso il sorriso che lo aveva accompagnato per tutto il pomeriggio.
« Abbiamo controllato la corrispondenza privata del signor Goodwith, ed è saltato fuori che il suo amico sospettava di essere tradito da sua moglie.»
« Mary?» esclamò Jake, incredulo.
« Le viene in mente nessuno con cui la signora Goodwith avrebbe potuto stringere una relazione illecita.»
« Assolutamente no!» rispose Jake, sempre più esterrefatto. « L’ ho vista al funerale di Simon, era distrutta! Non credo che una persona che tradisce il marito possa rimanere così sconvolta.»
« Magari fingeva.» suggerì Yuleson.
« Che cosa?»
« C’ è la possibilità che l’ omicidio sia avvenuto perché il signor Goodwith l’ aveva scoperta con l’ amante.»
Jake si passò una mano sulla fronte.
« Non posso credere che Mary...»
« A volte le persone fanno cose che non ci si aspetterebbe mai da loro.» asserì Yuleson.
Dal palazzo dove si trovava l’ appartamento dei Goodwith uscì secondo uomo che li raggiunse.
« Abbiamo finito di interrogare tutti quanti, Morgan.» annunciò.
« Scoperto qualcosa di importante?»
« La signora Withrow del quinto piano potrebbe aver visto l’ amante della signora Goodwith. Dobbiamo andare a prendere Dexter e Matt per tracciare l’ identikit completo del tipo. È successo la sera prima dell’ omicidio, e il probabile amante indossava una camicia azzurra. Come i frammenti di vestito che abbiamo trovato.» disse il nuovo arrivato.
Morgan Yuleson annuì.
« Ora devo andare. Il lavoro mi chiama.» disse, e strinse la mano a Jake. Un modo gentile per dirgli di andarsene.
« Arrivederci, signor Norton.»
« Arrivederci.» mormorò Jake, ancora scosso.
Yuleson si ricordò improvvisamente di qualcosa e infilò una mano in tasca.
« Se le viene in mente qualcosa, non esiti a chiamarmi.» disse, dandogli un biglietto da visita.
« Non si preoccupi. Quando saprò qualcosa lo saprà anche lei.»

« Domani mattina devo andare alla stazione.» annunciò Susan la sera dopo.
Jake se lo era aspettato. Non si era mai fatto illusioni: lei si sarebbe fermata solo per poco e quel momento, lo sapeva, sarebbe arrivato presto. E aveva deciso di agire di conseguenza.
« E se venissi con te?»
La proposta la lasciò senza parole.
« Susan, questi giorni che ho passato con te sono stati i migliori da non so più quanto tempo. Non può, non deve finire così! Io ti amo, e sono pronto a venire con te.» continuò lui.
Dove lo aveva trovato il coraggio? Se qualcuno gli avesse raccontato che pochi giorni erano stati sufficienti per trovare la donna che gli avrebbe fatto venire voglia di lasciare tutto per seguirla, non gli avrebbe mai creduto.
Evidentemente anche lei non credeva a quello che aveva appena sentito.
« Dici così perché hai visto solo una parte di me. Jake, ci conosciamo da tre giorni... Ancora poco tempo, e ti pentirai della tua scelta.»
Jake scosse il capo.
« Non sarà così!» affermò. « Ricordi la prima sera che siamo usciti, al Keenan’s? Mi dicesti che avevo già la soluzione a tutti i miei problemi: bastava che cercassi di realizzare le mie ambizioni. La verità è che anche se non fosse esistito nessun Codice Etico, nessuna Riforma... io non avrei comunque fatto niente, non in quel momento della mia vita in cui mi sono lasciato andare, scoraggiato dalle troppe difficoltà incontrate, dalle mie insicurezze, e anche da quella punta di pigrizia che mi impediva di fare veramente qualcosa. Il punto è che ora sono sicuro di quello che voglio. Dici che mi stancherò perché non ti conosco bene, ma sei la prima cosa bella che mi capita da non so più quanto tempo e non voglio lasciarmi scappare quest’occasione di essere felice. Tu mi hai fatto sentire di nuovo vivo dopo tanti anni, hai reso questo mondo un posto in cui valesse la pena di vivere! Voglio venire con te. Mi troverò un lavoro e una casa dalle tue parti, cambierò vita.»
« Jake...» mormorò lei.
Si trovavano nell’ appartamento di Jake, ai due lati del piccolo tavolo nella cucina, dopo una cena a lume di candela.
Dopo pochi secondi che Jake passò dandosi dell’idiota e dicendosi che era ovvio che, proponendosi così, e dopo così poco tempo, l’avrebbe senza dubbio spaventata, Susan sorrise.
« È un’ idea perfetta.» disse, e si sporse per baciarlo.

Quando il giorno dopo Jake si svegliò Susan era accanto a lui, nuda.
Jake sorrise e la accarezzò dolcemente, sorridendo.
« Buongiorno.» disse.
Lei emise un verso gutturale nel sonno. Un verso che sembrava esprimere emozioni positive.
Jake la accompagnò a prendere le sue cose nella stanza del piccolo albergo dove aveva pernottato fino a quella mattina, poi andarono insieme alla stazione e fecero colazione in un piccolo bar.
« Il tempo di licenziarmi e di fare i bagagli, e sarò da te.» promise lui quando il treno arrivò.
Lei lo baciò per l’ ultima volta.
« Ci conto.»
Si separò da lui lasciandogli un biglietto in mano. Quando oltrepassò le porte del vagone, si voltò e lo salutò con la mano. Jake fece altrettanto mentre il treno cominciava a muoversi.
Dopo pochi minuti, Susan era scomparsa insieme al treno.
Andò nella zona per fumatori e si accese una sigaretta.
Avrebbe dovuto essere al lavoro entro un quarto d’ ora, ma sapeva che non ce l’ avrebbe mai fatta ad arrivare in tempo.
“Poco male”, si disse. Tanto aveva intenzione di licenziarsi comunque.
Finita la sigaretta uscì dalla stazione, e vide l’ ultima cosa che si sarebbe aspettato di vedere.
Mary Goodwith stava uscendo dallo stesso bar dove poco prima lui e Susan avevano fatto colazione, ad una ventina di metri di distanza dalla stazione. Era ben vestita e rideva. La porta del bar si aprì nuovamente, e Jake si accorse che in realtà quella era stata la penultima cosa che si sarebbe mai aspettato di vedere.
Un uomo raggiunse Mary e la baciò appassionatamente. Era leggermente attempato e i capelli ricci, un tempo castani, cominciavano a presentare delle striature bianche. Nonostante lo vedesse tutti i giorni, Jake faticò a riconoscerlo senza la sigaretta.
Gordon Healin aprì la porta della sua macchina e fece entrare Mary per poi mettersi al volante. Jake rimase come pietrificato per diversi minuti, mentre prendeva atto di quello che aveva appena visto. Nel frattempo i due amanti se ne erano già andati.
Nonostante avesse già fatto colazione, Jake tornò nel bar e ordinò un caffé, ticchettando nervosamente con le dita sulla sua gamba. Una volta servito, bevve lentamente, poi posò la tazzina sul bancone e pagò il conto. Ringraziò ed uscì, infine prese il biglietto da visita di Morgan Yuleson e digitò il numero dal suo cellulare.

La voce che rispose al posto del detective lo informò che il numero selezionato era inesistente. A momenti Jake non scagliò il cellulare contro il muro. Se lo mise in tasca e chiamò un taxi, fumando mentre aspettava.
Avrebbe potuto prendersi una multa per aver acceso una sigaretta lì, ma sarebbe stata una multa bassa e lui era nervoso. Al diavolo i Restauration!
Quando il taxi arrivò, chiese di essere portato alla centrale di polizia.
Ci mise un quarto d’ ora ad arrivare, un quarto d’ ora in cui guardò sempre fuori dal finestrino senza davvero vedere quello che gli passava davanti agli occhi.
Healin.
Tamburellò nervosamente con le dita sullo sportello per tutto il tempo.
Una volta sceso, pagò il tassista e corse verso l’ entrata della stazione di polizia.
L’ ingresso era una sala ampia, alle pareti della quale pendevano stemmi, riconoscimenti e quadri. Jake la attraversò e raggiunse il banco dietro al quale stavano due giovani segretarie che in quel momento fissavano gli schermi dei loro computer.
Si rivolse ad una di loro, che sfoderò un sorriso a trentadue denti e gli chiese come poteva aiutarlo.
Lui chiese di parlare con il detective Morgan Yuleson. Il sorriso della segretaria si restrinse di qualche dente, e la giovane donna si rivolse alla collega per chiederle se sapeva niente di uno che si chiamava così.
L’ altra segretaria scosse il capo e cominciò a battere sulla tastiera. Ci mise un paio di minuti. Finita la ricerca, osservò il risultato per qualche secondo, poi si rivolse a Jake e disse lentamente: « Mi dispiace, signore, ma non c’ è nessun detective che risponda a questo nome né in questo né negli altri due distretti di questa città.»
« Al diavolo Yuleson, mi basta parlare con chiunque possa aiutarmi. So chi è il colpevole dell’ omicidio di Simon Goodwith.»
Healin.
La segretaria n.1 si fece d’ un tratto seria ed afferrò la cornetta del telefono. Digitò un numero ed attese per qualche secondo.
« Janette, sono Kathleen.» disse quando ottenne risposta. « C’è un signore qui che afferma di conoscere dei dettagli riguardo all’ omicidio di...»
« Simon Goodwith...» le ricordò Jake.
« Sì, Simon Goodwith. C’ è qualcuno che possa venire giù ad ascoltare la sua deposizione? Come?»
Kathleen la segretaria fissò Jake mentre sentiva quello che Janette aveva da dire. Il suo sguardo diventava sempre più cupo.
« È già il terzo questa settimana.» commentò acida, prima di aggiungere: « Scusa per il disturbo. Ci vediamo dopo.»
Riattaccò, e tornò a guardarlo negli occhi.
« Molto divertente.» disse. « Ora se ne vada.»
Jake era sempre più spaesato.
« Cosa succede? Sono il terzo di cosa?»
« Non c’è nessun caso aperto di omicidio in cui la vittima si chiami Simon Goodwith.» lo informò Kathleen.
« Cosa?»
« Mi ha sentito.»
« Ma... non è possibile! Ho visto il suo cadavere... sono stato al suo funerale...» mormorò Jake. « La prego, controlli meglio, ci deve essere una svista! Ho pianto sulla sua tomba! Ho consolato sua moglie! »
Purtroppo commise l’ errore di sporgersi velocemente verso di lei, e la segretaria n.2 si allarmò e chiamò una guardia. Quando questi arrivò, Jake non oppose resistenza e lo seguì verso l’ uscita, stordito e confuso.

« Sei in ritardo.» lo apostrofò Healin quando arrivò. In bocca aveva di nuovo una sigaretta, quasi a dire che tutto andava bene e che non c’ erano novità.
« Tu.» ringhiò Jake. « Sei stato tu...»
L’ espressione spavalda di Healin scomparve.
« Che ti prende?» domandò questi, brusco.
« Ti ho visto stamattina con Mary!» sbraitò Jake, puntandogli un dito contro.
Si aspettava che dalla faccia che avrebbe fatto Healin la verità si sarebbe manifestata, ma il suo capo assunse solo un’ espressione confusa.
« Cosa cazzo vai dicendo? Non conosco nessuna donna di nome Mary.»
« Sei stato tu ad uccidere Simon Goodwith!»
Intorno a loro si era radunata una folla di operai incuriositi. Healin li guardò uno per uno, poi strinse gli occhi e domandò, tagliente: « Ti ha dato di volta il cervello?»
« Signori, avete davanti a voi un assassino!» esclamò Jake, assumendo il tono di un presentatore televisivo e movendo qualche passo all’interno del cerchio di persone che si era formato intorno a loro due.
Si fermò all’ improvviso e fissò Healin dritto negli occhi.
« Come hai potuto? Un uomo così buono...»
« Ora mi sono stufato, Norton. Fila al tuo posto o hai chiuso con questo lavoro!» scattò Healin.
Jake scoppiò a ridere.
« Ah, il lavoro! Questa è buona!» esclamò, e spalancò le braccia. « Sono io che mi licenzio! Un lavoro di merda, fatto per una persona di merda!»
« Vattene immediatamente!»
« NO!» gridò Jake, improvvisamente tornato serio. « Io non mi muovo da questo cazzo di posto! Fino a pochi giorni fa l’ unica, dico, l’ unica persona capace di non farmi sentire un fallito era Simon e tu lo hai ucciso! Tu, tu... tu sei la causa di tutto, pezzo di merda. Tu, che sei l’ emblema e l’ immagine del mio fallimento!»
« Stai delirando. Quest’ uomo è pazzo, qualcuno lo porti via.»
Jake non ci vide più.
« Figlio di puttana!» gridò, e si scagliò contro di lui colpendolo con un destro.
La sigaretta di Healin volò via dalla bocca del proprietario per cadere a terra, rimbalzando lievemente. Jake lo stese con una ginocchiata ed un ultimo colpo sul naso, poi gli altri operai accorsero e lo fermarono.

L’ ultimo ricordo che ho di Healin  è quello di lui che ansima, steso a terra, guardandomi con rabbia mentre gli altri mi portano via, il volto macchiato di sangue.
Scrivo dalla clinica psichiatrica di Red Hill, e non so per quanto tempo dovrò rimanerci. Ieri è venuta a trovarmi una persona. Non saprei dire quali emozioni ho provato quando l’ ho visto entrare e venirmi incontro.
Forse avrei dovuto essere sorpreso, forse avrei dovuto mostrare indifferenza perché, da qualche parte dentro di me, l’ avevo sempre saputo...
Lui arriva scortato da un’ infermiera, mi guarda a lungo e io ricambio il suo sguardo, poi si avvicina e mi saluta. La sua pelle è abbronzata dopo i giorni di vacanza trascorsi al mare.
“Ciao, Jake”. La sua voce è profonda e grave, non saprei dire se dal tono mesto o di incoraggiamento.
“ Ciao, Simon” rispondo io, con la voce più piatta che abbia mai sentito.
“ Mi dispiace.”
Ora ricordo perfettamente i saluti la sera prima che Simon e Mary se ne andassero in vacanza, i discorsi sul fatto che un suo conoscente gli aveva parlato di un liceo dove serviva un professore di Letteratura, le risate prima di separarsi. È stato vedendo quei due allontanarsi che due parole mi sono balzate in testa: Restauration Party.
Immaginazione. Pazzia. Il confine è stato varcato da una mente che era stanca della monotonia di tutti i giorni.
Non so più cosa pensare. Quand’ è che il mio cervello ha cominciato a creare una realtà tutta sua?
Niente, niente di quello che ho vissuto negli ultimi giorni era reale... dalla morte di Simon all’ esistenza del Restauration Party.
Solo ora mi rendo conto che questo partito immaginario e le sue imposizioni erano solo il modo di una mente debole e malata per accettare di non aver mai fatto le cose che mi facevano sentire vivo. È molto più facile accettarlo, quando hai una serie di leggi rigide che ti dicono cosa fare. Puoi non approvarle, puoi odiarle, ma comunque quelle leggi ci sono, e giustificano la tua nullafacenza.
Il ragazzo che scioperava in Flower Square, il detective Yuleson, la relazione fra Healin e Mary. Tutto, tutto questo era solo un tentativo di rendere la mia vita vagamente interessante, l’ esplosione di un bisogno interiore di qualcosa di nuovo, qualcosa che interrompa la routine di tutti i giorni.
Ho provato a chiamare Susan. Mi ha risposto una donna che non conoscevo.
« Salve, mi chiamo Jake Norton. Vorrei parlare con Susan, se è possibile.» ho chiesto.
« Mi dispiace, deve aver sbagliato numero.» mi ha risposto la donna.
« No, no. Il numero è questo. Era con lei che dovevo parlare.»
« Mi scusi, non la capisco.»
« Neanche io. Ma le auguro comunque una buona giornata e, perché no?, un’ intera vita felice.» ho detto, sorridendo come un idiota con la cornetta del telefono appoggiata contro l’ orecchio.
Lei è rimasta interdetta, poi l’ ho salutata e ho riattaccato. Ho pianto per giorni. È stato come perdere una persona reale che amavo davvero. Ma dovevo farlo. Avevo scoperto di essere pazzo: ora non mi restava che andare fino in fondo per poi riemergere. È stato come togliersi un dente.
La verità è che io sono un fallito. Ho avuto bisogno del Restauration Party  per far fronte a questa consapevolezza che da dentro non faceva che divorarmi. Ho avuto bisogno di questa esplosione finale per capirlo veramente.
Ho avuto bisogno di Susan per riscoprire i miei desideri.
Mi hanno prescritto pillole su pillole. Spero solo di potermene andare presto da qui. In questi pochi giorni mi sono di nuovo sentito vivo. Non importa se era falso, se era tutta immaginazione: non stavo così da anni. Voglio che il cuore mi batta nuovamente come  batteva quando immaginavo Susan accanto a me, e noi due seduti sulle panchine di Jimson Square. Voglio trovare una persona con cui invecchiare, una persona reale. Voglio meritarmi la felicità.
Da qualche parte, in un mondo che per troppo tempo gli è sembrato grigio e triste, Jake Norton vive.

Michele Giuli

Mi scuso per il ritardo nella pubblicazione di questo post. Credevo di essere riuscito a programmare la sua pubblicazione automatica, avendo già previsto che questo giovedì sarebbe stato difficile riuscire a connettermi di persona per pubblicarlo, ma il mio tentativo è fallito.
Comunque... siamo giunti alla fine di questo racconto!!! :) Lo cominciai più di un anno fa in un bar a Fermo (FM), mentre aspettavo che arrivasse l'ora di incontrarsi con gli altri membri del gruppo in cui suonavo allora per andare a provare. Il gruppo si chiama Infinito -9 e, se volete, QUI c'è la loro pagina facebook, dove è possibile ascoltare le canzoni registrate in due anni di attività.
Ai tempi, non avendo né una macchina, né la patente per guidarla, dovevo prendere la corriera, facendo un giro assurdo e arrivando con diverso anticipo. Una sera, dopo una cena veloce al solito bar all'inizio del centro storico di Fermo, uscii per fumare una sigaretta e, guardando la strada, mi venne l'ispirazione per le prime righe, che buttai subito giù. Il tempo di arrivare all'annuncio della morte di Simon, e decisi che sarebbe stata la prima storia che avrei scritto per il progetto dell'antologia di racconti a quattro mani iniziato con Lorenzo Vargas, di cui ho parlato nel primo post di questo blog. Il tema è, ovviamente, l'Immaginario, la capacità della mente di creare mondi e realtà paralleli e più o meno alternativi, di inventare nuove storie e persone. E' un'arma a doppio taglio, come scoprirà Jake Norton.
Poco tempo fa, mi è stato fatto notare che questo personaggio condivide il cognome del protagonista di "Fight Club", il quale vive una vicenda simile. Giuro che non mi ricordavo di questo particolare!
Cosa ne pensate di questa storia? Come vi è parso il finale? Avete colto qualche aspetto che magari non avevo considerato mentre la scrivevo (il bello di qualsiasi opera è che può venire interpretata in mille modi, nessuno dei quali è per forza giusto o sbagliato)?
Tutto questo potete scriverlo nei commenti, che sono sempre ben accetti, qualsiasi cosa contengano.
Detto questo, vi ringrazio nuovamente per aver seguito questo blog fino alla fine del primo racconto in esso pubblicato, e vi saluto sperando che continuiate a farlo.
Ci vediamo giovedì prossimo, con un nuovo racconto. Questa volta, posso dirlo in anticipo senza rovinare nessuna sorpresa, il tema di fondo è: l'Amore.
A presto!!! :)


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